Informazione web a pagamento? Ok, ma non in Italia

Da qualche tempo gira la voce lanciata per primo da Rupert Murdoch di mettere a pagamento le notizie che vengono pubblicate on line. Una soluzione concreta di fronte alla crisi economica che ha colpito e non poco i media, quelli tradizionali in particolare, al punto che nei mesi scorsi negli Stati Uniti addirittura si presagiva un futuro senza carta stampata. Cerchiamo di capire se Murdoch abbia ragione o meno.

L’esperienza e i successi ottenuti sono dalla sua. E l’idea di far pagare le notizie pubblicate sui siti internet non è una mossa per recuperare liquidità, ma è dettata dal mercato. Tra Usa e Gran Bretagna la stampa multimediale ha fatto passi in avanti da gigante. I siti dei quotidiani più importanti, ma non solo, sono pieni di spunti. Hanno aggiornamenti costanti, photogallery e videogallery, articoli che in alcuni casi consistono in veri e propri filmati come se i giornalisti stessero lavorando per un telegiornale. Così il lettore ha 1) l’articolo, 2) il video e 3) le foto. In un solo prodotto, quello che offrono radio, televisione e carta stampata. Fantastico. Occorrono investimenti per tuto questo e quindi non sarebbe una bestemmia chiedere qualcosa ai propri lettori.

A qualcuno fischiano le orecchie? Non c’è dubbio.

Fischiano ai giornali italiani. Corriere.it, Repubblica.it, La Stampa.it, per citare i siti dei tre maggiori quotidiani, propongono le stesse notizie, uguali, quelle che arrivano da una qualsiasi agenzia con qualche rielaborazione. Non interessa il contenuto, ma battere sul tempo il diretto rivale. Già sono graficamente difficile da digerire, in più ogni tanto si lanciano nel proverbiale lancio d’agenzia: titolone rosso, due righe di testo e null’altro. Un flash con la notiziona. Ma quello è un lavoro che fanno all’Ansa, all’Agi, all’AdnKronos o a RadioCor. In teoria il quotidiano dovrebbe informare diversamente.

Il fatto è che a casa nostra i siti sono considerati redazioni di Serie B. Una succursale del cartaceo, senza alcun collegamento tra le due redazioni. Chi scrive sul giornale si rifiuta di scrivere sul web, a meno che non abbia un blog tutto per lui. Chi lavoro al web non compare sul cartaceo. Eppure, il web è l’unico settore dell’editoria che attira sempre più pubblicità.

No, in Italia le news on line non vanno pagate perché non lo meriterebbero. Sarebbero soldi sprecati e i lettori, i giornali lo sanno, capirebbero in fretta che è meglio lasciar perdere. Piuttosto tornano a consolarsi con le notizie sms lanciate sui cellulari.

1 Commento

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Una risposta a “Informazione web a pagamento? Ok, ma non in Italia

  1. Secondo me, lasciandola free e con la pubblicità sul sito del giornale, ci si rientra benissimo dei costi.

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