Una stramaledetta massa di giornalai

Il titolare di questo blog – che ormai arranca con visite quotidiane in costante diminuzione – sa che si è rovinato la vita tempo fa: poteva fare l’agricoltore o seguire le orme paterne nel commercio, si è messo a fare il giornalista. Pratica, nel senso che è praticante presso la prima scuola di giornalismo in Italia (nel senso che è nata per prima tra tutte, ora l’ordine ha deciso di chiuderla, dal momento che vanno premiati i master universitari e non le scuole professionali), e si permette il lusso di scrivere su Libero. Ha la vita segnata, perché si sa come è messo il mondo.
Gli sono venuti a dire che occorre multimedialità (e lui concorda), che il giornalismo va innovato (e lui concorda), che vanno cambiate le regole (e lui in parte concorda) e che forse era il caso di mettersi a fare dell’altro. E lui concorda, però farebbe alla fine la stessa scelta.
Non crede che il giornalismo possa cambiare il mondo, se così fosse si metterebbe a fare seriamente dell’altro perché sa come viene fatto il giornalismo e nutrirebbe serie preoccupazioni sul destino del genere umano. Una grande lezione l’ha ricevuto questa estate mentre fumava una sigaretta: “Se la gente sapesse come si fa un giornale, non lo comprerebbe mai”, sentenzia un collega (il nome non lo faccio) e lui concorda appieno. Lo stesso dicasi per qualsiasi altro organo di informazione. Oddio, il titolare di questo blog non sa come si faccia un telegiornale o un radiogiornale (per quanto a volte abbia condotto il radiogiornale della scuola), ma è certo che è così. Tutto il mondo è paese. E il giornalismo un paese come tanti altri.
Però il titolare di questo blog – che ormai arranca con visite quotidiane in costante diminuzione – ha la testa dura e così si è messo in testa di programmare senza un calendario alla mano una serie di post che affrontino l’argomento, che diano libero sfogo alla sua incavolatura davanti alle scelte che i potenti di questo mestiere, quello giornalistico e si badi bene che ha utilizzato la parola mestiere non a caso, prendono ogni giorno ribadendo che “sì, il giornalismo italiano deve cambiare”, ma poi a leggere le prime pagine del giorno dopo si scopre che è tutto terribilmente come prima.
Sarà la volta buona che questo blog avrà zero visite da collezionare. Ciò nonostante, auspica un serio e civile dibattito.

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3 commenti

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3 risposte a “Una stramaledetta massa di giornalai

  1. Cosa ti interessa delle visite in costante diminuzione? Mica sei un giornalaio. Avanti, denuncia tutto il denunciabile. I tuoi argomenti giovano ai miei studi di storia e politica internazionale. Spara a zero, penna che scrive. Aug!

  2. Oltre a quello che ha scritto Laura considera anche chi, come me, ti legge con Google Reader, e che tu non vedi.
    Sta’ attento caro Dario, che ti osserva, anche se in silenzio 😉

    Lo sai come la penso dei giornalisti (e da quando ne abbiamo parlato, sportivi o meno poco li distingue), quindi quello che ti posso dire è “fuma un po’ meno” 🙂

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