Bollettino dal fronte democratico

Ecco come sono veramente andate le cose lunedì sera, quando si faceva sempre più reale la disfatta del Partito democratico in Sardegna.
Mentre Massimo D’Alema percorreva l’autostrada che l’avrebbe portato a Gallipoli e da qui sarebbe salito a bordo della sua nave, perché lui già sapeva che era il momento di salpare per altri lidi, Walter Veltroni se ne stava comodo sul divano di casa sua a guardare il dvd di “Caos calmo”, domandandosi se davvero Nanni Moretti ed Isabella Ferrari, i suoi due grandi amici Nanni Moretti e Isabella Ferrari, avessero fatto del sesso vero e non finto. In mano carta e penna per farne una recensione da spedire il più presto possibile al mensile di casa Mondadori Ciak dal titolo: “Se anche Nanni ce la può fare”. A Roma la sera scendeva tranquilla e placida, il loft del Pd era altrettanto tranquillo e placido perché l’unico dei big presenti, Dario Franceschini, si era ritirato nel suo ufficio a sgranare la corona del rosario: “Ti prego, fa che vada tutto bene! Non voglio essere io a prendermi la briga di salvare questa accozzaglia”, ripeteva tra un mistero e l’altro. Arturo Parisi, al contrario, memore dei suoi studi militari alla Nunziatella, lustrava le ali di un vecchio Macchi pronto a prendere nuovamente il volo verso Bologna e, come uno Skorzeny qualunque, liberare dall’esilio felsineo Romano Prodi. Mario Adinolfi mangiava.

Una falsa quiete interrotta dai continui sorpassi: vince Soru! No dannazione, Cappellacci è in testa! Ma che dici? Vinciamo noi! E quando mai, guarda i dati! Siamo sotto. Tra un dato e l’altro, poi calava il silenzio in attesa che al loft si facesse vivo Walter. Ma lui era ancora a casa sua, con il fermo immagine puntato sulle espressioni di Nanni e Isabella: “Mi sa che facevano sul serio davvero”, pensava costantemente. D’Alema nel frattempo aveva sciolto i nodi ed era in mare aperto, diretto in Spagna da Zapatero.

In un convento sui colli di Frascati, la Binetti e la Bindi erano seriamente tentati dal prendere i voti. Quelli monacali, ma qualcosa le tratteneva. Non riuscivano a fare a meno di sentire dentro di loro il richiamo dal loft: “Le crocerossine! Dove sono le crocerossine?”. Armate di cilicio scesero lungo il Tevere e giunsero all’accampamento, dove oramai la quiete si era trasformata in un putiferio. “Stiamo perdendo, il fronte sardo ha ceduto. Soru è sotto di cinque punti! E Veltroni, dalemianamente, è fuggito!”.

Solo un uomo manteneva la calma. In un’osteria di Bettola, rintanato nella Ridotta della Val Nure, Bersani affogava i pensieri in bicchieri di ottimo Gotturnio e nel fumo di fragranti sigari toscani. “Lasa le ad dì lucade!”, smettila di dire scemate, ripeteva al cameriere arruolato come messaggero fra la televisione e il suo tavolo. “E’ impossibile che stiamo perdendo l’isola!”. Ed invece il povero garzone che correva da una spola all’altra della bettola, intesa come osteria e non come paese, aveva con sé dispacci ufficiali: la Sardegna di Soru era andata perduta.

Inutili i telegrammi e le chiamate dal Continente: le linee Tiscali erano mute, il golpe balneare era riuscito alla perfezione. Nel loft si assisteva alle prime scene di schizofrenia, mentre il rumore di un aeroplano indicava che Parisi si era messo in volo verso la felsinea centrale dell’Ulivo. Inutili anche i colpi di artiglieria per abbattere il Macchi. Veltroni era sempre alle prese con le scene di “Caos calmo” e rifletteva: “Almeno noi riuscissimo a fingere così bene!”. Adinolfi, intanto, mangiava.

3 commenti

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3 risposte a “Bollettino dal fronte democratico

  1. Giuro che ho riso alle lacrime.
    Do it again!

  2. ringo83

    Ci riproverò. Grazie Laura, nuova lettrice di questo blog, I suppose.

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