Nulle le nozze in Chiesa se marito e moglie fanno sesso protetto

Nozze gay e confine tra legge canonica e statale: la Corte di Cassazione di Roma è nuovamente al centro di polemiche dopo la sentenza 814 di ieri che ha annullato un matrimonio concordatario di una coppia della capitale. Infatti Secondo i giudici della prima Sezione civile, i coniugi che fanno sesso protetto corrono il rischio di vedersi annullate le nozze, anche se le misure precauzionali vengono prese per tutelare la salute della moglie e del nascituro di fronte ad una malattia trasmissibile del marito.
I protagonisti della vicenda sono Elisabetta T. e Fabio N., convolati nel 1992 a nozze, poi sciolte nel 1999 con tanto di imprimatur nel 2003 della Segnatura Apostolica, dicastero della Curia di Roma che si occupa anche di cause matrimoniali. Fabio aveva avviato le pratiche davanti ai giudici vaticani sostenendo l’invalidità del “sì”, dal momento che entrambi avevano concordato di non avere bambini. Una scelta presa di fronte alla malattia di cui soffre il marito, la “sindrome di Reiter”, un’infiammazione ad articolazioni, occhi e organi genitali che è sessualmente trasmissibile. Può essere curata nel giro di 3-4 mesi, ma Fabio ha preferito cancellare tutto. Secondo il diritto canonico, la consumazione di rapporti protetti che escludono la procreazione, fa venire meno il legame matrimoniale, come se non fosse mai stato celebrato.
A questo punto è partita la difesa di Elisabetta, destinata a non ricevere un aiuto economico da Fabio. Tramite il suo avvocato Ettore Travarelli ha impugnato la decisione della Corte di Appello di Roma che nel frattempo aveva ratificato, nel 2005, l’annullamento. Il legale della donna in Cassazione ha puntato sul fatto che lo Stato non può accettare tale provvedimento per contrasto con i principi dell’ordine pubblico, tra i quali compare quello della salute, da tutelare come valore in generale: i coniugi facevano sesso sicuro per il semplice fatto che in questo modo Elisabetta non rischiava di contrarre la malattia del marito. Argomento troppo debole per gli uomini in ermellino che hanno replicato: «La nullità di un matrimonio concordatario per esclusione della prole, quando tale intenzione sia accettata da entrambi i coniugi, non trova ostacolo sotto il profilo dell’ordine pubblico, nella circostanza che la legge statale non include la procreazione tra i doveri scaturenti dal vincolo matrimoniale». Un’ammissione, quest’ultima, che ha acceso la miccia. Perché se dunque è vero che la legge italiana non include la procreazione come vincolo matrimoniale, «la Cassazione apre un grande portone al riconoscimento dei matrimoni gay». È la provocazione dell’avvocato matrimonialista milanese Annamaria Bernardini De Pace che non ha risparmiato critiche: «La Cassazione cade in grande contraddizione perché rattifica la decisione della Chiesa che ritiene indispensabile la procreazione all’interno delle nozze». Un’occasione persa per “prendere le distanze” dal Vaticano, lo stesso che «ha dichiarato di non volere recepire le nostre leggi». Insistendo su questa linea, l’avvocato ha sottolineato che «nella Costituzione si parla di coniugi, non di moglie e marito».
Nel merito è entrata anche l’Associazione matrimonialisti italiani, che ha chiesto «maggiori tutele» per la donna che decide di «non procreare figli al fine di non sottoporli al rischio concreto di gravi patologie genetiche»: il presidente nazionale, Gian Ettore Gassani, ha ricordato ai giudici italiani che «quando sono chiamati alla deliberazione di una sentenza straniera» com’è quella ecclesiastica «devono verificare se e quanto i principi di questa sentenza siano compatibili con l’ordine pubblico ed i principi dell’ordinamento italiano».

Dario Mazzocchi, Libero del 17 gennaio 2009, pag. 15

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