Andarsene in città

Chi manda avanti queste pagine, lo si sa, viene dalla campagna, da un paese addormentato nella quiete rurale. Si è dovuto spostare perché il mondo gira  e il lavoro lo ha portato in città. A Milano. Beh, mica è facile adeguarsi a tutto presto e subito. Si sopravvive, le spalle di chi è cresciuto in campagna sono senza dubbio ben più larghe di uno tirato su tra i palazzi, perché quello in campagna ha visto i suoi arare i campi e mietere il grano e si porta i ricordi ovunque. E i ricordi rinfrancano, irrobustiscono.

Ho sentito dei movimenti, la scorsa notte, nel corridoio del mio palazzo. Non riuscivo a dormire e così, senza nemmeno volerlo, sono stato in ascolto e ho capito che il mio vicino di casa aveva deciso, così improvvisamente, di andarsene là dove, tra gli altri, c’è pure mio padre. Ne ho avuto la certezza solo questa mattina, quando ho visto un annuncio sulla cancellata del giardino. Un necrologio piccolo piccolo, un quadretto appeso lì e ci sono rimasto male. Come se si trattasse dell’annuncio di vendita o di affitto di un appartamento. Da dove vengo io – e da qualsiasi posto che assomigli il mio – accade che si sa già chi è il morto prima ancora che il morto in questione decida effettivamente di morire. E per chi non se ne fosse accorto, basta guardarsi attorno che subito se ne fa un’idea.

Chi se ne va in città certi privilegi, purtroppo, non se li può permettere. La vedova, questa sera, dopo che ho fatto visita, mi ha confidato: “Volevamo portarmelo via subito, ma io ho detto no”. Come a voler sottointendere: qui siamo tutti solo un numero, mica una persona. Ora io non so bene se sia così, ma la paura è che poi non abbia tutti i torti, la povera signora.

Uno a 25 anni non dovrebbe fermarsi a fare certi ragionamenti, ma quando uno a 25 anni ne ha superate tante di morti attorno a lui, non può che cadere nella trappola. E così mi sono ricordato di quando, correndo tra i campi, mi soffermavo a guardare un filare di pioppi lungo una salita e mi convincevo che sì, io vorrei tanto addormentarmi alla loro ombra e lì riposare, quando toccherà al sottoscritto. Che non segue la moda e non fa finta di nascondere la morte. Ha paura di lei, ma non si ficca nella testa che non esiste. Purtroppo in occasione di un ritorno a casa, alla sua vera casa, ha scoperto che quella fila di pioppi non c’è più.

4 commenti

Archiviato in Life

4 risposte a “Andarsene in città

  1. eccezionale. veramente eccezionale

  2. testabislacca

    Sì, molto delicato, introspettivo, razionale.
    La morte fa parte di noi e negarne la presenza non ha senso. Tuttavia a me fa tanta paura.
    Mi sono fermata, Ringo: non scappo più.🙂

  3. Luigi

    Ieri mattina la tua sincera faccia emilio-lodigiana ha tradito il sospetto che io non bazzichi più di tanto dalle parti di mondopiccolo.wordpress.com. Non è così. Non posso e non voglio perdermi i post più belli e istruttivi della blogosfera, come quello qui sopra.
    A presto Dario,
    Luigi

  4. ringo83

    A Simone: ammesso che tu non stia fingendo, grazie.
    A Dyo: ecco, brava fermati. E grazie.
    A Luigi: non esageriamo con i complimenti che poi mi monto la testa.

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