Forza old John!

I due cowboy che stanno viaggiando attorno a Washington raccontano le ultime ore della lunga campagna elettorale e, lo si capisce benissimo, si stanno divertendo un mondo. Ne respirano il profumo e il fascino da quella parte dell’Oceano mentre, sulla riva europea, sopravviviamo alla solfa dei mainstream media che, ormai, hanno incoronato Obama presidente degli Stati Uniti. E’ probabile ceh accada nella stessa misura in cui è probabile che sia il vecchio John a vincere, perché alla fine i sondaggi dovranno lasciare il posto ai voti reali. Sopravviviamo e sopravviveremo anche di fronte al trionfo democratico con un black commander in chief: quando siederà nel vero studio ovale, e non in quello nel quale si è fatto ritrarre nel lungo spot elettorale dei giorni scorsi, imparerà pure lui, l’uomo del cambiamento, che certe cose è meglio non toccarle e conviene adeguarsi al peso del potere.

Da queste parti si tifa per McCain, si è capito. Non è il nostro candidato preferito, ma siamo repubblicani fino al midollo e per Obama non abbiamo grande stima. Colpa anche di coloro che, sempre in questi ultimi giorni, gli menano sfiga: sono così innamorati di lui che per forza di cose temono un attentato nei suoi confronti. Al punto che i nostri quotidiani erano stracolmi di dossier, approfondimenti e particolari, retroscena, viaggi all’intero della galassia nazista a stelle e strisce. Dall’altra parte dell’Oceano, la notizia era piccina piccina, mica una apertura o robe del genere. E’ il solito vizio di casa nostra: ragioniamo con la testa ancorata all’Europa e, per fortuna loro e un po’ anche nostra, gli Stati Uniti sono un affare completamente diverso.

Qui, nel senso di questo blog, crediamo ancora al reduce del Vietnam che si trovò impelagato in un pasticcio kennedyano (la guerra del Vietnam, per l’appunto), al vecchietto che ha sconfitto un cancro ed è un po’ malconcio per le ferite che si porta dietro. Non cediamo alle tentazioni delle sirene che avvertono: rischia di crepare prima di concludere il mandato e al suo posto ci troveremmo la Palin. Questi davvero, se non menano sfiga a qualcuno non sono contenti. Crediamo al contrario all’uomo dell’Arizona perché in lui vediamo il realizzarsi delle opportunità che gli Stati Uniti sanno concedere. E’ troppo facile presentarsi come il candidato di colore che poi, sotto sotto, mica è cresciuto in un Bronx. Ci sono nigger che di Obama non si fidano, perché dovremm farlo noi? A costo di essere accusati di razzismo.

Martedì, il primo dopo il primo lunedì del mese come legge comanda, si vota. E’ dura, ma la corsa è ancora lunga e imprevedibile. E comunque vada, poi dalle finestre dello studio ovale il mondo appare totalmente diverso. Lì si presenta in tutta la sua tremenda realtà il cambiamento. Forza, old John!

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1 Commento

Archiviato in (new)media, Politica

Una risposta a “Forza old John!

  1. Sul fatto che si ragionam con la testa ancorata all’Europa hai ragione. Ma la forza di Obama, se diventerà presidente, è stata e sarà la mobilitazione popolare. Una questione di numeri – non dimenticare che la percentuale dei votanti alle elezioni americane di solito è molto più bassa che in Europa – e di capacità oratoria. Secondo me, a livello di programma, di contenuti entrambi i candidati lasciano alquanto a desiderare. Come ha scritto sul NY Times Magazine David Rieff: “Queste elezioni sembrano una sitcom: il vecchio, il negro e la sexy segretaria”. Ma credo che dopo 8 anni di Bush farebbe bene anche a voi repubblicani una presidenza democratica, per tornare ad essere un partito credibile non succube della volontà di evangelici ed ebrei.

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