I nodi tornano al pettine

Già, una vecchia storia. Ma ci sarà pure un motivo per il quale siamo sempre qui a contarcela: semplicemente, non è mai stata scritta. Sessant’anni sono lunghi, posso servire a tanto oppure a niente. In questo caso sembrano un’eternità rimasta lì, in mezzo al guado, né da una parte né dall’altra. Forse è meglio, forse è giusto che una storia non sia di esclusiva proprietà di una parte sola. Peccato che in Italia non è mai stata digerita. Parliamo della storia della guerra civile, quella iniziata nel 1943 e conclusasi nel 1945, se non addirittura dopo, perché il sangue ha continuato a scorrere anche dopo piazzale Loreto. A sinistra, quei pochi che la chiamano così, guerra civile, invece si fermano al 25 aprile. Quanto successo dopo lo riportano sotto il termine vago di “violenze”. Troppo facile.
Rendere onore, il ricordo almeno, ai caduti di Salò è un atto intelligente e garbato, perché che fossero fascisti o partigiani, quelli che si affrontarono da una parte e dell’altra erano prima di tutto italiani. Combattevano per due “Italie” diverse tra loro, ma pur sempre italiane. Come si potrebbe declamare l’unità di questa nazione se ci dimenticassimo di quelli “deviati” per il fatto che aderirono alla Repubblica sociale piuttosto che a quell’altra cosa, che nemmeno aveva un nome ben definito, che nemmeno aveva un governo, fuggito in fretta e furia da Roma a Bari?
I brigatisti erano “compagni che sbagliavano”, ma compagni italiani. I ragazzi di Salò? Niente, loro sono quella storia che sta nel mezzo del guado, abbandonati a loro stesso solo perché fecero l’altra scelta.
La politica centra e non centra. E’ la cultura nazionale che manca. Prendiamo il destino degli Internati militari italiani. Finirono in Germania, nei campi di concentramento. Non vestirono i panni dei partigiani, ma nemmeno quelli dei repubblichini. Eppure, anche loro, anche gli Imi sono stati abbandonati nell’oblìo della cultura italiana, intendendo per cultura la storia. Sono morti con loro stessi, mai nessuno, tra quelli di dovere, si ricorderà di loro. Eppure non erano fascisti, perché non aderirono alla Rsi, decisione che li avrebbe salvati dall’agonia di quei campi di tortura nazisti.
Questa storia è tanto vecchia quanto non sincera. Dopo uno si chiede com’è che, con tutti i problemi che abbiamo, torniamo ogni tanto a perderci in un bicchiere d’acqua come vengono considerati i fatti di sessant’anni fa. I nodi tornano sempre al pettine.

Lascia un commento

Archiviato in Cultura, Politica

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...