Acquedotti colabrodo

L’Italia fa acqua da tutte le parti: è il risultato che si ricava dall’ultima indagine Istat sullo stato di salute dei nostri acquedotti che, evidentemente, perdono per strada gran parte della loro portata effettiva. Il tema torna al centro delle cronache ora che ci avviciniamo all’estate, dopo le polemiche già sorte negli anni scorsi durante i temuti pericoli siccità che venivano costantemente lanciati dal governo e dalla protezione civile. Scorrendo i dati, non c’è alcun dubbio che la situazione se non è preoccupante, di certo fa pensare.
UN BUCO NELL’ACQUA – Appena il 70% (esattamente il 69,9%) dell’acqua immessa in rete nel 2005 è stato effettivamente erogato agli utenti finali. Le differenze tra nord e sud si fanno sentire. Le regioni più efficienti sono infatti il Trentino – Alto Adige ed in particolare la provincia di Bolzano, con una percentuale che arriva all’86%, poi la Liguria (80,9%) e la Lombardia (78,9%). Tutte cifre al di sopra della media nazionale anche in Emilia, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, il Friuli – Venezia Giulia è l’unica eccezione, con il 66,5% dell’acqua che viene davvero erogato ai consumatori.
Gli acquedotti del centro Italia godono anche loro di una sufficiente salute, con valori al di sopra della media nazionale. Anche in questo caso però va segnalata una eccezione, quella del Lazio (66,8%).
Il Mezzogiorno al contrario è ben lontano dall’obiettivo che era stato prefissato in vista del 2013: arrivare ad una capacità funzionale del 75%. La Calabria è al 70,7%, la Sicilia  al 68,7%, la Basilicata al 66,1% e la Campania al 63,2%. Le regioni più distanti dal raggiungimento dell’obiettivo sono Abruzzo (59,1%), Sardegna (56,8%) e Puglia (53,7%), condannata ad indossare la maglia nera.
TREND NEGATIVO – I problemi non finiscono qui però. Rispetto alla precedente rilevazione, avvenuta nel 1999, si è infatti registrato un trend negativo dei dati in quasi tutti i casi presi in considerazione, sono solo la Valle d’Aosta, le provincia autonome di Bolzano e Trento, il Veneto, la Sicilia e la Puglia ad aver migliorato, anche se non di troppo, o per le meno non abbastanza – vedi il caso Puglia – per abbandonare l’ultimo gradino della classifica. Le potenzialità per fare meglio ci sono, dal momento che l’Italia ha un patrimonio idrico notevole grazie alla presenza di numerosi bacini di approvvigionamento sia sotterranei sia superficiali, come sottolinea l’Istat. Eppure in alcune regioni si presenta ancora una carenza d’acqua destinata al consumo umano, molto spesso imputabile anche al cattivo funzionamento della rete di approvvigionamento.

Anche su IFg on line.

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