Altalena Italia

Qual è lo stato di salute dell’Italia? E’ la domanda che in molti si pongono tutti i giorni, commentando le cronache che appaiono sui giornali o le notizie che passano per radio e televisione. Le ricerche ci dipingono come uno stato sempre in bilico, con un fascino un po’ appassito e come una popolazione triste e un po’ depressa. Eppure l’Italia rimane il Bel Paese che sa esportare una stile di vita che fa gola a molti. I numeri hanno una logica scarna, teoricamente non sono una opinione, ma inevitabilmente diventano oggetto di dibattito. Così ecco che l’Istat pubblica il volume “100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare”, un percorso di 103 schede distribuite su 17 settori di interesse che spaziano dall’economia alla cultura. Un paragone tra noi e l’Europa, nord e sud l’Italia di dieci e passa anni fa e di oggi.
TRASPORTI, INFRASTRUTTURE, TURISMO – Il 2006 indica senza dubbio che l’Italia è uno degli stati preferiti come destinazione turistica: 94 milioni di arrivi e 370 milioni di presenze con un periodo medio di permanenza di quasi 4 notti. Si è così rafforzata l’attività turistica, grazie in modo particolare all’effetto della componente straniera: arrivi +5,3% e presenze +3,2% rispetto al 2005. In media i turisti risiedono da noi 4 notti, ponendoci nella media europea immediatamente dietro a Malta, Cipro (6 notti) e Danimarca (4,7 notti). Di fronte a questi dati rassicuranti, come rispondono due componenti funzionali al turismo come trasporti ed infrastrutture? Nel 2005 le merci trasportare su ferrovia ammontano a poco più di 42 milioni di tonnellate in partenza e 57 milioni in arrivo, al di sotto degli indici comunitari. Nel 2006, invece, la rete autostradale si è sviluppata per quasi 22 km ongni 1.000 km quadrati di superficie territoriale. Nel 2005 l’Italia si è posizionata al secondo posto per trasporto di passeggeri via mare, dopo la Grecia. D’altra parte meno del 40% dell’infrastruttura ferroviaria è a binario doppio elettrificato.
CULTURA E ISTRUZIONE – Nel corso del 2005 le famiglie italiane hanno destinato in media il 6,9% della spesa complessiva per consumi finali alla cultura. Una quota già inferiore alla media europea e diminuita rispetto all’anno precedente, ponendoci al quint’ultimo posto nell’Unione. Nel 2006 il 40% delle famiglie italiane e il 49% di quelle europee disponevano di un proprio accesso alla rete web da casa. Nel 2007 solamente un terzo degli italiani con almeno quindici anni di età ha ammesso di aver visitato almeno un sito museale o una esposizione, valore che colloca il nostro paese al diciannovesimo posto nella graduatoria europea.
Le cose non vanno meglio nell’istruzione. L’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil del 2005 è stata del 4,4%, quando la media europea raggiunge il 5,1%. Nel corso del 2007 il 48,2% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza della scuola media inferiore, valore distante della media europea considerata a 27 stati membri del 30%, collocandoci nelle ultime posizioni insieme a Spagna, Portogallo e Malta. Il Friuli – Venezia Giulia è la regione con la quota più contenuta di abbandoni prima di concludere l’obbligo formativo (6,2%), i valori più alti si registrano in Sicilia e Campania, dove sono rispettivamente 15 e 14 studenti su 100 a non completare la scuola dell’obbligo. Circa il 41% dei giovani in età compresa tra i 19-25 anni risulta iscritto a un corso universitario nell’anno accademico 2005/06.
LA FOTOGRAFIA DELLA POPOLAZIONE – L’Europa conta 495 milioni di abitanti, gli italiani rappresentano il 12% del totale, facendo del nostro paese il quarto per dimensione demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito. Nel 2006 si sono contati in Italia 142 anziani (di 65 anni e più) ogni 100 giovani: l’Italia è così il paese più anziano d’Europa. In un confronto interno, è la Liguria la regione più anziana (239 anziani ogni 100 giovani), la più giovane la Campania (90 a 100). Le donne vivono in media 84 anni e gli uomini 78,3. Parlando di matrimoni, solo in Slovenia e Lussemburgo ci si sposa meno che in Italia, dove troviamo 4,1 matrimoni ogni 1.000 abitanti di fronte ad una media europea del 4,9. Ma l’Italia è anche il paese europeo con la più bassa incidenza dei divorzi, 8/1.000. Dato interessante è che il 41% della popolazione italiana è sedentaria: sono infatti 23 milioni gli abitanti che non praticano alcuna attività sportiva.
I NUMERI DELL’ECONOMIA – Nel 2006 l’Italia è stato il paese con il rapporto debito pubblico/Pil più elevato, arrivato al 106,8%. La situazione è leggermente migliorata nel 2007, con il valore sceso al 104%. Sempre nel 2007 il settore pubblico ha rappresentato il 14,5% della forza lavoro impiegata, ponendoci nella parte bassa della graduatoria europea. Deteniamo il 7,9% dei flussi di esportazioni all’interno dell’Unione europea e una quota pari all’11,2% delle esportazioni di paesi europei verso il resto del mondo. Il marchio made in Italy, evidentemente, rimane un punto a nostro favore da sfruttare ancora meglio.
E gli italiani come spendono i loro soldi? La composizione della domanda aggregata (consumi + investimenti) è in linea con la situazione europea: circa l’80% delle risorse è destinata ai consumi e il 20% agli investimenti. A livello nazionale, si registra l’insufficienza della produzione del Mezzogiorno, dove tutte le regioni (Abruzzo escluso) sono costrette a importare beni e servizi per sostenere i consumi e gli investimenti.

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