In Svizzera prove tecniche di immigrazione

Lo scorso autunno la Svizzera chiamata alle urne ha visto sorgere la stella politica di Christoph Blocher, leader dell’Udc, il partito popolare elvetico, che conquistò il 29% dei consensi ottenendo 62 consiglieri nazionali. Blocher si era presentato con un programma particolarmente polemico sul tema dell’immigrazione, non nascondendo il timore per il continuo arrivo di stranieri in particolare dall’Africa e dell’est europeo, venendo accusato di xenofobia. Oggi il tema dell’immigrazione torna ad essere di particolare interesse in vista del referendum del 1° giugno che intende reintrodurre in Svizzera il sistema di voto popolare per la concessione della naturalizzazione.

CONFUSIONE LEGISLATIVA – Nel 2003, infatti, una sentenza del Tribunale federale aveva accolto il ricorso di un residente la cui domanda di naturalizzazione era stata respinta dal voto popolare dell’assemblea comunale di Emmen, nei dintorni di Lucerna. Il Tribunale si era giustificato dichiarando che è anticostituzionale rimettere al giudizio popolare una questione come la richiesta del diritto di cittadinanza. D’altra parte non va dimenticato che la Svizzera è una confederazione di cantoni e altre entità territoriali profondamente gelose delle proprie prerogative e in alcuni comuni la concessione della cittadinanza elvetica rimane sottoposta all’approvazione dell’assemblea comunale. Leggi che si contrastano e che creano confusione.

PRO E CONTRO – Il referendum di giugno potrebbe alla fine ripristinare il vecchio sistema. Marco Chiesa, Gran Consigliere dell’Udc non ha dubbi a riguardo: «La sentenza del Tribunale permette a coloro che hanno fatto ricorso di ottenere la cittadinanza solamente in base ad una valutazione amministrativa e non politica». Di tutt’altro parere Angela Carlucci, delegata per le Politiche sindacali internazionali del Syna, la seconda forza sindacale elvetica: «Il 9 luglio del 2003 il Tribunale federale ha dichiarato che il voto sulle naturalizzazione è anticostituzionale e i giudici si sono espressi in favore di una procedura di naturalizzazione degna di uno stato di diritto».
Alla Carlucci controbatte Ivano Foraboschi, presidente della sezione dell’Udc di Lugano: «Questa iniziativa semplicemente richiede che vengano meglio valutati quei criteri che la legge prevede come necessari. Chi è in regola non ha nulla da temere». Dichiarazione in linea con quella dello stesso Chiesa che si chiede se non sia meglio che siano i comuni, l’entità più vicina al cittadino, a decidere riguardo una questione come il diritto di cittadinanza.

IL FUTURO PER GLI ITALIANI – Nel caso il vecchio sistema tornasse in vigore, ci sarebbero problemi per gli italiani ad ottenere cittadinanza svizzera? Foraboschi nega assolutamente: «Per italiani, francesi e tedeschi, che hanno cultura simile a quella elvetica, non ci sono problemi per ottenere la naturalizzazione». Più cauto Dino Nardi, del Consiglio generale degli italiani all’estero, secondo il quale la paura del diverso, di cui un tempo erano vittime gli stessi immigrati italiani, si è semplicemente spostata su altre categorie. Stando agli ultimi sondaggi, il consenso verso l’iniziativa sostenuto dall’Udc si attesterebbe al 48%.

Pubblicato anche su IFG on line.

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