Feltri vs. Veneziani

Bel botta e risposta tra Marcello Veneziani e Vittorio Feltri sulle pagine di Libero di ieri, riguardo alle dichiarazione di Gianfranco Fini sul ’68: la contestazione giovanile fu tutt’altro che negativa. Finì a sinistra per l’incapacità della destra di recepire con valori veri l’ansia che aveva i giovani.
Io nel ’68 non c’ero e nemmeno ero nei piani dei genitori. E sono contento così. Piuttosto, sono incavolato per quello che il ’68 ha prodotto. Vale a dire la società in cui mi tocca vivere adesso che al mondo ci sono.
Concordo con Veneziani quando scrive “l’impianto parricida del ’68 lo rende incompatibile con il dna di qualsivoglia destra. Il caos può essere un disordine creativo a livello individuale, ma non può essere un progetto politico, di destra per giunta”. E da romantico quale sono, non posso che concordare con Veneziani quando ricorda i tre esiti di quel periodo: l’estremismo e l’intolleranza che hanno partorito il terrorismo e gli anni di piombo; la fuga dalla realtà per inseguire il desiderio, generando la diffusione della droga; la cultura della liberazione che produsse non solo, ma soprattutto l’attuale deserto cinico e benestante, con la famiglia ridotta in poltiglia, l’aborto e il sesso come luogo pubblico, la femminilità inacidita dal femminismo, la distruzione della scuola e dell’università, del merito e delle capacità personali, della responsabilità e l’odio per la tradizione. Insomma, riassumendo, tutte robe che con la destra non hanno niente a che spartire.
Sensata però anche la risposta di Feltri sul conservatorismo che, secondo il direttore di Libero, non è un valore i sé perché il conservatore decide cosa merita conservazione e cosa merita distruzione. Poi viene citato Blair come esempio e su quello potrei aprire un altro discorso lunghissimo. Certo che il concetto è quello e quello rimane. Altrimenti saremmo nelle caverne, come chiosa Feltri prendendo le difese del leader di Alleanza Nazionale.
Tutto bello, tutto giusto. Ma quanto siamo certi che AN sia conservatrice? Sembra troppo un partito incapace di darsi un tono. Ed è risaputo che i conservatori hanno stile.

6 commenti

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6 risposte a “Feltri vs. Veneziani

  1. D’accordo con te,caro.

    An non è conservatrice. An semplicemente non è. I nostri partiti semplicemente non sono niente. O sono tutto.

    Cos’è Forza Italia? E l’Udc? E il futuro Partito del Popolo della Libertà?
    Qui da noi si è confuso fusionismo e casino, capacità di sintesi ed esigenze di vincere a tutti i costi imbarcando di tutto.

    Detto francamente, e so che David non è il tuo campione di conservatorismo, uno come Cameron noi ce lo sogniamo. Ma ci sogniamo anche un Osborne o un Hague.

  2. ringo83

    Uno come Cameron ce lo sogniamo e preferisco così. Il fatto è che Cameron può permettersi di essere compassionevole perché la Lady ha stabilito prima di tutto cosa voglia dire essere conservatori.

  3. ni*ta

    Tasto dolente. Io nel 68 c’ero. Ero piccola ma c’ero. Quindi l’ho dovuto “studiare”, come te.
    Capisco, però, quello che Fini voleva dire, e concordo parzialmente con Veneziani.
    Se per elemento disgregatore della famiglia intendiamo il divorzio, ebbene quell’elemento io lo benedico. Conservatori sì, ma cavernicoli giammai.
    Sulla cultura, poi andata diffondendosi, del pressapochismo, della deresponsabilizzazione ecc. sono d’accordo.
    AN? Credimi, mai come questa volta andrò a votare (perchè ci andrò) con pochissima convinzione. Sono delusa da Fini, prima giustamente avverso al cavaliere di plastica, poi tornato a Canossa. Ho, come penso tu sappia, grande stima dei Riformatori Liberali, ma semplicemente non so nemmeno che fine abbiano fatto.
    Indosserò la maschera antigas e voterò ancora una volta.

  4. rebealrider

    Caro compagno di scrivania, i veri militanti di destra iniziano a ritrovare un leader che sembrava volersi smarrire tra la poltiglia di un centrismo che non appartiene alla nostra storia. Se rileggi velocemente la storia del Msi, del Fronte della Gioventù, e poi di An, la Destra Italiana non è mai voluta essere una forza conservatrice. Il Movimento Sociale Italiano si è battuto per trasformare la società dell’epoca, la società italiana, ed il modello di società di Giorgio Almirante basato su una economia sociale di mercato era tutt’altro che conservatore. Per cui vivaiddio, finalmente Gianfranco Fini ha voluto rindossare i panni di vero leader di quella destra, di questa destra, della destra italiana. E quando dice che il ’68 è stata un’occasione persa per la destra italiana, ha secondo me ragione da vendere. Il ’68 non aveva o non doveva essere alcun colore politico. Era solo dei giovani, e molti di quei giovani sessantottini della prima ora sono poi finiti nel Fronte della Gioventù. Diventò il patrimonio culturale della sinistra solo per l’incapacità dei vecchi dirigenti del Msi, di quegli inutili e stupidi nostalgici, che si trovarono di fronte una simile ricchezza e non riuscirono a capirla.

  5. ringo83

    Caro compagno di scrivania, tu non fai altro che confermare la mia affermazione. In Italia non esiste una destra conservatrice, probabilmente non è mai esistita. Teoricamente (e sottolineo teoricamente) la corrente DC moderata e non sensibile ai richiami del progressismo avrebbe potuto svolgere questo ruolo, poi sappiamo tutti che piega prese. Come scriveva Prezzolini: in Italia i veri conservatori non esistono. D’altra parte, cosa avrebbero da conservare?

  6. Credo che di cose da conservare ce ne sarebbero tante. Le cose più preziose ad esempio. Non certo nel senso materiale. Non ricordo chi ha scritto che le cose più importanti e più belle sono quelle che si fanno gratis. Ecco, mi riferisco proprio a quelle: rispetto, amore, ideali, passioni…

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