Ora che si fa?

Adesso si può cominciare a ridere amaramente. Lamberto Dini è stato il salvatore della Patria, colui che ha votato la legge finanziaria per “senso di responsabilità”, ma che non ha esitato a prendere le distanze dalla stessa maggioranza di cui fa parte. Il risiko del Senato è questioni di numeri piccoli che fanno una grande differenza. Ed i liberaldemocratici di Dini sono stati il tassello fondamentale per Prodi al fine di rimanere in piedi.  

Ora che si fa? La domanda giunge opportuna, perché lo scontro sulla Finanziaria era trattato come lo sconto per eccellenza, come lo spareggio per non retrocedere o per essere promossi, dipende dai punti di vista. Il primo è quello del centrosinistra, il secondo del centrodestra. Bocciatura rimandata, promozione ancora ben lontana dal realizzarsi. Ora, dunque, che si fa? La campagna acquisti di Berlusconi non è stata vincente, un po’ come capitato al Milan nelle ultime stagioni. Un conto però è perdere il campionato o l’ultimo posto utile per la Champions League; un altro è perdere il controllo della situazione parlamentare italiana. 

Casini aveva promesso che questa settimana il governo sarebbe caduto. Lo ha ripetuto un paio di volte a distanza di pochi istanti durante l’intervento a Montecatini. Berlusconi ha precisato che lui non ha mai parlato di spallate, ma ha lasciato intendere che ci sperava, almeno in una lussazione. Dopo il giovedì thrilling di ieri, la botta se l’è presa proprio il centrodestra. 

“Non possiamo permetterci il lusso di lasciare il Paese a Berlusconi”: si tratta della storica frase con la quale Paolo Centro tagliò corto dopo la crisi dello scorso anno sulla politica estera e lo scivolone in Senato. Ai leader della sinistra italiana non importa che il nostro sistema sia impantanato, loro governano per ripicca, per fare uno sgarbo al Cavaliere. La vendetta è cattiva consigliera quando c’è di mezzo la res publica, ma basta ispezionare il volto (e la formazione) di Romano Prodi per capire che essa rimane l’unico motivo per il quale rimangono aggrappati alla sedia.  

D’altra parte loro sono quelli antropologicamente superiori; loro sono quelli che possono permettersi di dare a noi giovani dei “bamboccioni”; loro sono quelli che vedono in Walter Veltroni, massimo esponente del politically correct (e quindi della superiorità antropologica de sinistra), il nuovo che avanza, evitando accuratamente di indicare una soluzione ai problemi. 

C’è un gran casino in questo casino. Rimangono solo due costanti: nel defunto Polo, l’unico a darsi una mossa è Berlusconi, che per lo meno ci ha provato. Fini oggi rilancia sulla legge elettorale, per quanto da queste parti si ritenga necessaria prima una revisione della costituzione. Casini quando parla non sembra lui, quando agisce torna ad essere se stesso. Gira la voce, infine, che la Lega sia pronta a trattare con la sinistra per le riforme che più le stanno a cuore. Ci auguriamo di no, speriamo che agisca di testa e non solo di istinto. L’altra costante è che questo governo (sai che novità?) non può fare a meno dei voti dei gruppi più estremisti e, allo stesso tempo, di quelli che mal digeriscono comunisti e compagnia bella.   Insomma, non rimane che attenderli al varco, che Prodi si uccida da solo o per mano dei congiurati veltroniani. Le campagne acquisti non faranno molta strada. Tanto vale iniziare a pensare seriamente alla prossima stagione.

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