Sono passati solo due giorni dalla vittoria di Cota in Piemonte che i mass media già lanciano l’allarme: il neo governatore leghista vuole tenere nei magazzini la pillola Ru486, quella che Mercedes Bresso aveva fatto arrivare già in regione. Ma attenzione, ecco quello che è stato detto da Cota, secondo quanto riporta Repubblica.it:
“Sono per la difesa della vita – ha detto Cota – e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero”. Alla domanda “Ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?”, la risposta è stata: “Eh sì, per quanto potrò fare io sì”.
Dunque: “penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero” e “per quanto potrò fare io sì”. Due affermazioni che smontano il caso sin dall’inizio. Che poi, a noi mica dà fastidio che si insinui che Cota sia un carnivoro nei riguardi dei cosiddetti “diritti sociali”: no, è che semplicemente mettiamo in guardia sulla prossima campagna con l’imprimatur delle redazioni benpensanti.
Hanno avuto un merito le parole del ministro Calderoli sull’arcivescovo milanese Tettamanzi: hanno scatenato una serie di reazioni che costringeranno i loro autori a pensarci sopra due volte quando dalla Chiesa giungeranno parole fastidiose su Ru486, eutanasia e coppie civili. Il fatto che un leghista abbia duramente criticato un porporato ha fatto sollevare le anime belle del politicamente corretto, impegnate a sottolineare la centralità e l’importanza del ruolo di Chiesa e Vaticano nell’attualità italiana. Questione di tempo e gli stessi si rimangeranno tutto.