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1 maggio 1908 / 2

Milano Ore 13, free press dell’Istituto per la formazione al giornalismo “Carlo de Martino” di Milano.

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1 maggio 1908

quella mattina (…) ho il primo contatto diretto con la politica e la lotta di classe. (…) Il capo di quei rossi, Giovanni Faraboli, un omaccio alto e massiccio come una quercia (…) fattosi alla finestra di cucina, mi mostra agli altri rossi (…) spiegando loro che, essendo io nato il primo maggio, ciò significa che sarei diventato un campione dei rossi socialisti! (…) E anni e anni passeranno carichi di travaglio da questo primo maggio, ma intatto mi rimarrà nella carne il tepore delle mani forti di Giovanni Faraboli.

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Lettera ad uno scrittore che non è mai morto

Caro Giovannino.

cento di questi giorni! Cento di questi Primo Maggio, come quello del 1908, roba di tanto tempo fa, quasi impossibile da ricordare come fosse fatto oggi come oggi. Eppure c’è da immaginarselo: quella campagna che si preparava per il maggengo e la vita dell’estate, il sole alto sulle strade costeggiate dai filari di alberi, la vita quieta dei paesi che erano città, tutto nasceva e si compiva lì. Vita bucolica, ma pure vita di sudore e duro lavoro.

Caro Giovannino, nel giorno in cui noi tuoi affezionati lettori celebramio il centenario della tua nascita, io ripesco quella pagina dell’Unità del 23 luglio 1968, quando osò dire che era morto uno scrittore mai nato. A conti fatti, è come se tu non fossi mai morto mentre l’Unità se l’è vista brutta in diverse occasioni ed ora è più anonima che mai.

Per chi ti conosce non sei solo l’anima del Mondo piccolo, di don Camillo e Peppone. Sei il giornalista del Candido e delle battaglie giornalistiche che così potevano essere condotte solo da chi la sa lunga, da chi è fiero di essere come è, del mestiere che fa e della cultura semplice che si porta sulle spalle. Sei il padre di famiglia che facendo le prediche ai tuoi Carlotta e Alberto, inevitabilmente finiva per farle agli altri, grandi e piccoli. Sono valide ancora oggi, peccato la gente non sappia più leggerle.

Sei l’ex Internato militare che prese la via della Germania, affrontadola con il sorriso in attesa dei giorni migliori, anche quando la loro alba pareva lontanissima. Sei l’uomo che non si è mai tradito, che non ha mai rinnegato, perché quanto hai fatto nella tua vita, troppo breve, è sempre nato dall’orgoglio di essere te stesso. Sei quell’artista che la mattina presto guardava fuori dalla finestra di casa, dopo una lunga notte al lavoro, per vedere i contadini che marciavano verso i campi, scovando in quell’attività così umile il senso di tante cose.

A noi uomini comuni i figli e i nipoti interessano più di ogni altra cosa. Più ancora di noi stessi, perché noi ci consideriamo il chicco di grano che si nutre dei succhi della terra per dar vita alla spiga e la nostra esistenza è in funzione della spiga.

Hai reso felici migliaia di persone. Le hai risollevate, fatte sorridere e pensare, riflettere e meditare. Hai lasciato centinaia e centinaia di progetti incompiuti, bozze di racconti, vignette e articoli che stanno tornando alla luce per i tuoi cento anni. Hai superato i confini della letteratura italiana, della critica e del ben pensare, conquistando tutti gli angoli del mondo. Hai fatto commuovere e, ancora oggi, riesci a far rivivere quel Mondo piccolo che non c’è più. O se c’è, non è quello di un tempo, non è il tuo Mondo piccolo. Sei morto nel ’68, non credo tu abbia fatto apposta, ma è come se avessi voluto dire che il tuo tempo era scaduto, che era il momento di levare il disturbo da un mondo che in quell’anno si rovinò parecchio. Lasciando ai tuoi amici lettori l’eredità di pensare con la propria testa e di rimanere quelli di sempre, quelli alla Peppone che nel bel mezzo di un comizio, assalito dalle note dei suoi trascorsi di soldato sul fronte della Prima guerra mondiale, ammetteva che sono la patria, la fede e la famiglia a contare davvero. Tre pilastri magari un po’ logorati dal tempo, ma ancora ben saldi. Per lo meno, nei tuoi lettori, che sono ben più di 23, Giovannino.

Manchi a tutti noi. Però sappiamo che non sei mai morto.

Buon compleanno, Zuanin.

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Buon compleanno Giovannino!

1 maggio 1908: nasce Giovannino Guareschi.

Qui trovate la biografia minima curata dal sottoscritto.

Qui tutto quanto scritto dal sottoscritto su Giovannino. Anche qui, quando eravamo nella vecchia casa.

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Si parte

Tutti a visitare Guareschi2008

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Giovannino, scrittore universale

Uno scrittore straordinario che ha creato personaggi veri e parlanti. Così Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano, ha definito Giovannino Guareschi nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri a Palazzo Reale, in occasione dell’apertura ufficiale dei lavori per il centenario della nascita dell’autore parmense. Tra le manifestazioni in programma, una mostra a Castello Sforzesco, perché anche Milano è stata la città di Giovannino. Ci ha vissuto con la famiglia prima di tornare a casa sua, nella Bassa lungo il Po, quando lavorava per il Bertoldo prima e il Candido poi, collaborando anche al Corriere della Sera di Borrelli, con il quale ha intrattenuto un interessante carteggio che verrà pubblicato nei prossimi mesi.

«Don Camillo e Peppone sono come Renzo e Lucia. E come Tomasi di Lampedusa è riuscito a dare personalità ai suoi libri, non solo un’ambientazione e una atmosfera». Per Sgarbi Guareschi è anche degno di essere considerato un intellettuale, perché non appartiene ad un’unica categoria. Un intellettuale di destra, quindi non benvoluto.

Ha preso la parola anche Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma e del Comitato nazionale per le celebrazioni: «Dopo Verdi e Toscanini, con Guareschi si crea un altro collegamento tra Parma e Milano. Dal 2004 in Parlamento si sono avute iniziative trasversali per rendere omaggio a Guareschi e c’è stato il grande impegno dei comuni della sua Bassa, del suo Mondo piccolo». A Roncole Verdi, dove una volta c’era il ristorante dello scrittore, è stato avviato la sistemazione dell’archivio Guareschi, grazie soprattutto alla preziosa collaborazione dei figli Alberto e Carlotta, anche lei presente alla conferenza. La Pasionaria, protagonista delle vicende del “Corrierino delle famiglie”, ha ringraziato come sempre i lettori che hanno custodito la memoria del padre, senza dimenticarlo «perché gli hanno voluto bene».

Infine è intervenuto Guido Conti, che ha da poco presentato una biografia su GG dal titolo semplice e diretto, “Giovannino Guareschi – Biografia di uno scrittore”. Conti ha riassunto le inziative in programma per tutto il 2008 e ha ricordato il Guareschi inventore dei primi giornali umoristici, nonché autore radiofonico e poi di programmi per la televisione e sceneggiatore, al di là della saga cinematografica di don Camillo, Peppone e il Crocifisso che parla, un trittico inscindibile. 22 milioni di lettori, 380 edizioni, ora anche in russo: sono le dimensioni di un successo universale di uno scrittore che ha battuto, anche da morto, il silenzio della cultura italiana.

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Giovannino l’infaticabile

L’archivio Guareschi che si trova nella sede del Club dei 23 a Roncole Verdi è immenso. Nel vero senso della parola. Raccoglie fiumi di carta e di scritti dell’autore parmense, morto troppo presto, capace però di lasciare in eredità ai figli e ai suoi lettori pagine e pagine di poesia, racconti e articoli. In questi ultimi anni le attività del centro studi proseguono frenetiche in vista della celebrazioni per il centenario della nascita che cade, ufficialmente, il 1 maggio.

Oggi Libero ospita la presentazione dell’ultimo volume, in termini di tempo, da parte di Egidio Bandini, giornalista conterraneo di Guareschi. A fine maggio, infatti, sarà in libreria “Il grande diario”, curato dai figli Alberto e Carlotta, fedeli custodi della memoria paterna. E’ il racconto, il secondo, dell’esperienza di Guareschi nei lager tedeschi. GG infatti aveva già lasciato ai posteri il Diario Clandestino, con la vita all’interno dei campi di prigionia, riuscendo a strappare i sorrisi dei lettori che vengono immersi in una realtà colpevolmente dimenticata da storici e cultura. La realtà degli Internati militari italiani, quei soldati che dopo l’8 settembre 1943 non vennero meno al giuramento al re, preferendo la strada per la Polonia o la Germania all’adesione alla Repubblica sociale. Una resistenza silenziosa, ma non meno efficace. Il Diario clandestino racchiude in sé l’animo guareschiano, quello che riesce a sopravvivvere anche quando la vita sembra qualcosa di impensabile e lontana.

Guareschi voleva bruciare, disfarsi di questi ricordi. Non lo fece e ora Alberto e Carlotta li hanno recuperati. Come hanno recuperato, con la collaborazione di due giovani ricercatori, altre pagine inedite, compreso un romanzo incompleto ambientato durante la guerra anglo-boera. Il buon Giovannino fu sempre uomo infaticabile. Celebri, per chi lo ha conosciuto direttamente, erano le notti passate sveglie a scrivere per il Candido, tra tazze di caffé e pacchetti di sigarette. In quel mondo Candido, fatto di perseveranza e umiltà, c’erano il Mondo Piccolo di don Camillo e Peppone, il Corrierino delle famiglie, le Lettere al postero e altre rubriche che lo rendono lo scrittore italiano più tradotto e più letto al mondo. Al mondo grande.

Chi di dovere non gli ha mai reso giustizia. Però chi merita ha sempre la meglio alla fine. E questo 2008 renderà a Guareschi quello che la cultura italiana ha sempre tolto. Forse, è andata bene così.

Mostre e manifestazioni

19 aprile: apre alla Galleria San Ludovico di Parma la mostra “Giovannino Guareschi, nascita di un umorista”.

1-4 maggio: apertura ufficiale delle celebrazioni del centenario della nascita a Fontanelle di Roccabianca (Parma) con “Buon compleanno Giovannino”.

Giugno: festival “Mondo piccolo cinematografico”.

Giugno – settembre: a Bologna, “Giovannino Guareschi e il cinema”.

21-22 novembre: presso l’Università degli Studi di Parma, convegno internazionale “Giovannino Guareschi: un autore moderno”.

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