Il 22 ottobre 1961 Giovannino Guareschi si congedò dal Candido. Chiudeva così il periodico dal quale ‘Peppone’ aveva condotto mille battaglie e che era diventato scomodo per la Dc di Fanfani. I figli Alberto e Carlotta ne mantengono vivo il ricordo e la delusione per la fine del Candido: “E’ morto dentro col suo giornale”
Il 22 ottobre 1961 Giovannino Guareschi si congedò dai suoi lettori in quello che è destinato ad essere l’ultimo numero del Candido, il settimanale umoristico del sabato che il giornalista parmense aveva contribuito a rendere protagonista della politica italiana del dopoguerra. Dalle colonne Guareschi aveva combattuto le sue battaglia, come quella per la monarchia in occasione del referendum istituzionale del 1946 o quella contro il Fronte democratico popolare alle elezioni parlamentari del 1948. E aveva creato nell’immaginario italiano la figura del trinariciuto, l’iscritto al PCI con una terza narice utile per mettere il cervello all’ammasso del partito e protagonista di una delle rubriche più fortunate, “Contrordine compagni!”. E sempre sulle pagine del Candido venne pubblicata alla vigilia del Natale ’46 la prima puntata di Don Camillo.
Ma nel ’61 ormai non c’era più spazio per un Guareschi in circolazione. L’Italia si stava preparando al boom economico e ai governi di centrosinistra e Giovannino era diventato scomodo, tanto che l’allora presidente del Consiglio, il democristiano Amintore Fanfani, concesse un incontro all’editore del Candido, Rizzoli, a patto che questi chiudesse la testata.
Il pretesto giunse quell’autunno, quando il 17 settembre e il 15 ottobre vennero pubblicati sul settimanale due articoli sulla “variante aretina” dell’autostrada A1: una sorta di omaggio di Fanfani agli amici di casa, con tanto di casello incorporato. Così, con uno scarno comunicato sotto il solito editoriale di Guareschi, il 22 ottobre fu annunciata la cessazione delle pubblicazioni, cominciate alla fine del 1945, in quella che Guareschi definì “Italia provvisoria”.
Sono trascorsi 50 anni, ma per i figli Alberto e Carlotta (rispettivamente Albertino e la Pasionaria nei racconti domestici che Guareschi infilava sotto la voce “Le osservazioni di uno qualunque” o “Corrierino delle famiglie”) il ricordo è più che mai chiaro. Oggi custodiscono la memoria del padre a Roncole Verdi, dove Guareschi inaugurò nel 1964 un piccolo ristorante, oggi sede dell’archivio dell’autore nato il 1 maggio 1908 a Fontanelle di Roccabianca.
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C’è un aggettivo di troppo nella definizione che David Cameron ha dato di sé qualche settimana fa durante il dibattito del mercoledì alla House of Commons: Liberal Conservative.