È uno Stato americano, crea occupazione in mezzo alla crisi, ha il più grande parco eolico al mondo e qui hanno sede la maggior parte delle migliori aziende Usa. Solo che non è la California ma il Texas. E questa non è una buona notizia per la Casa Bianca. Lo Stato che va meglio è infatti il più lontano dal “modello Obama”.
Texas contro California, ormai il mantra è collaudato e consolidato. Aveva cominciato l’Economist nel luglio 2009, con un’inchiesta sullo stato di salute dei due stati così diversi, due facce di una stessa medaglia: gli Stati Uniti di Barack Obama e della crisi finanziaria ed economica. La saga si è aggiornata mentre i Dallas Mavericks hanno portato a casa, per la prima volta nella loro storia, l’anello di campioni della Nba, il basket come siamo abituati a conoscerlo. Una formazione di seconde scelte, anziani con la voglia di vincere dei nuovi arrivati (Jason Kidd, 38 anni all’anagrafe e il corpo sempre tra l’attaccante e il proprio canestro) e un tedesco con la stoffa del campione, Dirk Nowitzky.
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Le opposizioni interne ai partiti possono fare bene. Tra i conservatori britannici era da un po’ di tempo che il clima si era fatto se non proprio teso, per lo meno poco amichevole. L’alleanza di governo con i liberaldemocratici aveva fatto temere all’ala più dura uno stravolgimento delle priorità per i Tories tornati finalmente al Numero 10 di Downing Street dopo essere sopravvissuti all’epoca del New Labour di Tony Blair. Attorno alla figura carismatica di David Davies si è radunato il drappello dei cosiddetto mainstream Conservatives, che nei mesi scorsi hanno ribadito le loro esigenze in un manifesto piuttosto chiaro: poco stato, taglio netto agli sprechi, legge e ordine, difesa degli interessi inglesi di fronte alla macchina burocratica europea. Un mix di Tories and Libertarians per fermare la piccola – però continua – emorragia di consensi verso lo United Kingdom Independence Party, sbrigativamente bollato dai media italiani come un movimento di estrema destra quando non lo è.