Il guaio è che quando il presidente della Camera afferma, da leader di partito e non da terza carica dello Stato, che il governo non c’è più e non bisogna andare al voto, ma passare ad altro esecutivo, costituzionalmente ha ragione. Nel senso che la carta italiana prevede tutto un iter di consultazioni e giri di parole per permettere, a chi non è stato eletto presidente del Consiglio, di sedersi sulla poltrona in questione. E’ stata la prassi di tutta la Prima Repubblica, poi le vicende sono leggermente cambiate, ma è chiaro che l’ambiente politico quello rimane e tende a tornare indietro.
Poi verrebbe da dire che la strategia di Fini sarà pure “nel solco della costituzione”, di certo però non è democratica (nel senso che dovrebbe governare chi ha vinto le elezioni e che se le condizioni venissero meno, allora bisognerebbe procedere a nuove consultazioni elettorali). Ma è un altro discorso che si sarebbe potuto evitare, se si fosse messo mano alle riforme istituzionali.
