Se non fosse che non si sa come andrà a finire, c’è da ridere a leggere le cronache politico-giudiziarie di questi giorni. Perché ormai ci siamo abituati: politici, prelati e alti funzionari dello Stato immischiati in un giro di affari che per inerzia giudichiamo illegali, alla faccia del segreto istruttorio e delle indagini non ancora completate. Soldi, case, donne, prestiti e favori: dal 1992 ad oggi non passa mese che non rispunti il termine “Tangentopoli”, anche se alla fine il terremoto non c’è.
E ancora: complotti tra loschi poteri (banche, logge massoniche, servizi deviati), congiunture internazionali da far tremare i polsi (crisi finanziaria, nazioni in bancarotta). E’ sempre il solito fantasma che abita nei salotti della capitale sudamericana d’Italia, Roma (© Abr), nelle aule di tribunale e nelle redazioni giornalistiche. La corruzione è il cancro di questo Paese, lo sappiamo bene a nostre spese.
Ma possiamo azzardare un’ipotesi: vale a dire che se non ci fosse di mezzo un Berlusconi, tutto ciò non troverebbe il risalto che oggi gli è garantito? E che se non ci fosse uno scenario nuovo (una ventata nordista che non vuol dire necessariamente leghista), la cricca di casa nostra continuerebbe a vivere sonni tranquilli? Ecco, ci siamo finiti anche noi nel calderone, insinuando cambiamenti e ribaltamenti di potere che si concluderanno come sempre: a tarallucci e vino. Sudamericano, ovviamente.
