Le coincidenze della vita sono davvero strane. Mentre i giornali inseguono gli scandali di corruzione e riciclaggio di soldi che attraversano l’Italia, al di fuori dei mainstream media il dibattito sull’identità del centrodestra, attualmente la parte politica più colpita dalle vicende in corso, si accende. A tutto vantaggio di chi è convinto che la discussione possa fare soltanto del bene a dimostrazione del fatto che se da una parte la politica è più che mai mero pragmatismo, dall’altra rimane ancora ancorata non tanto alle ideologie, quanto ai modi di intendere l’individuo all’interno della società.
Va da sé che incide il contesto, un Paese dove la magistratura si sveglia sempre in occasione delle tornate elettorali. Al di là degli intrighi e dei retroscena, non appena Berlusconi ha dichiarato che le Regionali sarebbero valse come test nazionale, è caduta la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le scosse alla Tangentopoli non si profilano al momento all’orizzonte, anche se in Italia è tutto da mettere in conto quando escono allo scoperto grandi interessi per il semplice fatto che da molto tempo la classe dirigente è la stessa di sempre. Un segno ben chiaro del conservatorismo che affligge questa nazione: conservatorismo inteso come status quo per forza di cose, gran brutta bestia.
Il Cavaliere da parte sua sta affrontando una sfida molto interessante, quella di tenere saldo il Popolo della libertà, una sua creazione come lo furono Forza Italia e Gianfranco Fini – e come fu in parte anche la Lega, scegliendola come alleato di governo. Le elezioni di marzo sono davvero un test per la maggioranza, più che altro perché in caso di una mezza vittoria voleranno seduta stante i coltelli. Ma cos’altro si può chiedere a Berlusconi?
Le riforme liberali tante volte promesse non arriveranno nemmeno stavolta, ormai ci abbiamo messo una pietra sopra. Vale però le pena di richiamare i suoi all’ordine per portare a termine questo mandato che, il giorno dopo le elezioni del 2008, era apparso come l’ultima carta da giocare con destrezza per evitare il peggio. Non si chiede tanto, solamente di non fare la fine del centrosinistra che ora si aggrappa a quella boa in mezzo al mare chiamata Partito democratico.

Come il nostro non accetti domande, nemmeno dai tanti studenti accorsi per pendere dalle sue labbra.
Domenica 28 febbraio le macchine resteranno parcheggiate in 80 comuni del Nord Italia dalle 9 alle 17,
Strano modo di fare politica, a Milano: dopo aver scoperto l’acqua calda, vale a dire che via Padova è in mano ai delinquenti extracomunitari, ma soprattutto clandestini, la maggioranza dà appuntamento in piazzale Loreto per una fiaccolata per la sicurezza. Magari risponde al principio con il quale in passato si mettevano i lampioni nelle strade: più luce, meno criminalità.
Alla Casa Bianca la festa è finita e i musi si fanno lunghi. Soprattutto nelle sala stampa, dove il clima gioviale che si respirava all’inizio del mandato di Barack Obama è un lontano ricordo e a testimoniarlo sono i numeri che indicano le interruzioni per qualche risata e battuta durante i briefing con i reporter accreditati: nel primo semestre dell’amministrazione la media era di 179 risate nel corso della conferenze, oggi è scesa a 89. La conferma arriva anche dal volto del portavoce del presidente, Robert Gibbs, immortalato dai flash: con il passare del tempo il suo sguardo si è fatto assente e perplesso.
Il Vaticano ha alzato la voce sul caso Boffo, dopo mesi di silenzio, per smontare la rete di supposizioni sulle dimissioni dell’ex direttore di Avvenire in seguito alle sparate del Giornale lo scorso agosto. «È falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore dell’Osservatore Romanoabbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di Avvenire», si legge nel comunicato della Santa Sede. È falso «che il direttore dell’Osservatore Romano abbia dato, o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo, informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate».
Quelli del Corriere, tronfi delle firme che vergano le loro pagine della cultura, ogni tanto si rendono conto di essere noiosi e così provano a scuotere le coscienze con articoli come quella “Eclissi della destra che vince ma non ha più identità”. Sempre ammesso che la destra italiana abbia mai avuto un’identità precisa, verrebbe da rispondere. Altrimenti, il successo di Berlusconi di riunire missini, liberali, socialisti, democristiani, conservatori, riformisti e altre compagnie varie da dove arriverebbe?