La nave va

«Se si ha paura, vuol dire che o non valgono nulla le idee in cui si crede o non vale nulla chi ha paura»: il lungo discorso con il quale Gianfranco Fini ha salutato Alleanza nazionale si riassume nella battuta finale che il presidente della Camera usa per fare un salto indietro nel tempo, alla “giovinezza” sua e dei suoi colleghi.

Due giorni di dibattiti, con un unico distinguo pronunciato a voce e non in silenzio – quello di Roberto Menia -, tanti abbracci e la promessa di non cambiare mai. Infine la lacrima che Fini non ha fatto mancare e che aveva annunciato nei giorni scorsi. D’altra parte, se non fosse scesa ci sarebbe stato di che preoccuparsi.

Un lungo intervento quello di Fini che ha spesso fatto riferimento al vero grande cambiamento di Alleanza nazionale datato 1995 con il congresso di Fiuggi. Un passaggio in avanti premiato oggi non solo dalla formazione del nuovo partito di centrodestra, ma anche dai ruoli ricoperti dai volti storici dell’ex Msi: Fini terza carica dello Stato, La Russa ministro della Difesa, Alemanno primo cittadino di Roma e tutti gli altri a ruota. Non poco davvero.

Berlusconi non è mancato, nel senso che a lui hanno fatto riferimento Altero Matteoli e Alemanno negli interventi precedenti a quello di Fini, il quale non si è fatto scappare da parte sua il nome del Cavaliere. Celebrato come l’uomo che ha saputo dare un nuovo slancio alla politica italiana, ma non come colui che ha sdoganato la destra con il endorsement per il socio bolognese quando correva alla carica di sindaco della capitale nel 1993. 

Fini ha guardato avanti con fare moderatamente distaccato, elencando i principi per i quali deve battersi il Popolo della libertà e non mancando di fare riferimento alle polemiche degli ultimi giorni sulla materia sicurezza.  Ed è giusto così, perché aveva annunciato anche questo durante il pranzo di lavoro con i colonnelli di venerdì: non saremo dei signorsì.

Alleanza nazionale saluta la politica italiana, entrando nel Partito popolare europeo, punto delicato per il suo leader che ha più volte rimarcato anche questo passaggio che ormai si sta per compiere nell’Unione. Un’occasione per attaccare il Partito democratico, convinto che “potesse esistere una terza via” tra il Pse e il Ppe e che ora si trova a fare i conti con idee che non sono al passo con i tempi.

A destra, invece, la nave va.

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