Archivio per Gennaio 2009|pagina archivio mensile
Fai il tuo mestiere
Qualche settimana fa sul Telegraph è apparso un articolo molto interessante a firma di Alasdair Palmer, nel quale veniva fatto riferimento ad alcune dichiarazioni di Jonathan Evans, il capo dell’MI5, il servizio segreto interno di Sua Maestà. Un’intervista durante la quale Evans ha giurato che l’MI5 giocherà secondo le regole di fronte alle minacce di terrorismo sul suolo britannico, senza andare oltre i limiti. Leggi: senza torturare o robe di questo genere.
Palmer, già nel titolo, si augurava che stesse scherzando. Mi è tornato alla memoria in questi giorni, mentre il paladino dei benpensanti Barack Obama sta facendo di tutto per fare chiudere Guantanamo e ora si becca l’invito di Fidel che, a ragione dal punto di vista logico, chiede indietro quel pezzetto di terra. La tortura è una sporca faccenda perché il carnefice (quello che ha campiuto un atto terroristico) rischia di far la figura del buono di fronte all’inquisitore di turno. Il quale sa bene, sempre nel caso di terrorismo, di trovarsi di fronte ad uno che crede in una causa e quindi ha la bocca ben cucita.
Che fare a quel punto? Rispettare le regole internazionale sui diritti dell’uomo et similia o giocare a poliziotto buono / poliziotto cattivo? A ben vedere, visto che in questo mondo non esistono i puri, eccetto chi finge di passare per tale, preferirei sapere che il servizio segreto vada un po’ oltre pur di tenermi al sicuro. Jack Bauer insegna. Fai il tuo mestiere, fai tutto il necessario.
Buona lettura.
The 9/11 Presidency
By his own standard, Mr. Bush achieved the one big thing he and all Americans demanded of his Administration. Not a single man, woman or child has been killed by terrorists on U.S. soil since the morning of September 11. (…) Memories fade fast. Recall the fear about imminent strikes, the anthrax panic anche the 98-1 Senate vote for the Patriot Act in the weeks after 9/11. (…) He calmed the fears and urged tolerance at home, saying on thtat memorable evening, “We are in fight for our principles, and our first responsability is to live by them.
(…) The failure ti discover WMB gave opponents the opening to claim the war (in Iraq) was fought in false premises, but Bill Clinton, Democrats on Capitol Hill and every major intelligence service also believed Saddam had WMD.
(…) Tough you won’t hear this from the media, relations with Europe are stronger than at the beginning of the Bush years. France, Germany and the U.K. – aware of the rising threat from Russia and their own shortcomings – are eager for U.S. support and leadership, out of self-interest in noti any deep love.
(…) After the Clinton decade in which al Qaeda and proliferation went unchallenged, the Bush Presidency had to scramble to defend againts a terror threat that with WMD could kill milions of Americans.
The 9/11 Presidency, The Wall Street Journal Europe., Monday, January 19, 2009
Nulle le nozze in Chiesa se marito e moglie fanno sesso protetto
Nozze gay e confine tra legge canonica e statale: la Corte di Cassazione di Roma è nuovamente al centro di polemiche dopo la sentenza 814 di ieri che ha annullato un matrimonio concordatario di una coppia della capitale. Infatti Secondo i giudici della prima Sezione civile, i coniugi che fanno sesso protetto corrono il rischio di vedersi annullate le nozze, anche se le misure precauzionali vengono prese per tutelare la salute della moglie e del nascituro di fronte ad una malattia trasmissibile del marito.
I protagonisti della vicenda sono Elisabetta T. e Fabio N., convolati nel 1992 a nozze, poi sciolte nel 1999 con tanto di imprimatur nel 2003 della Segnatura Apostolica, dicastero della Curia di Roma che si occupa anche di cause matrimoniali. Fabio aveva avviato le pratiche davanti ai giudici vaticani sostenendo l’invalidità del “sì”, dal momento che entrambi avevano concordato di non avere bambini. Una scelta presa di fronte alla malattia di cui soffre il marito, la “sindrome di Reiter”, un’infiammazione ad articolazioni, occhi e organi genitali che è sessualmente trasmissibile. Può essere curata nel giro di 3-4 mesi, ma Fabio ha preferito cancellare tutto. Secondo il diritto canonico, la consumazione di rapporti protetti che escludono la procreazione, fa venire meno il legame matrimoniale, come se non fosse mai stato celebrato.
A questo punto è partita la difesa di Elisabetta, destinata a non ricevere un aiuto economico da Fabio. Tramite il suo avvocato Ettore Travarelli ha impugnato la decisione della Corte di Appello di Roma che nel frattempo aveva ratificato, nel 2005, l’annullamento. Il legale della donna in Cassazione ha puntato sul fatto che lo Stato non può accettare tale provvedimento per contrasto con i principi dell’ordine pubblico, tra i quali compare quello della salute, da tutelare come valore in generale: i coniugi facevano sesso sicuro per il semplice fatto che in questo modo Elisabetta non rischiava di contrarre la malattia del marito. Argomento troppo debole per gli uomini in ermellino che hanno replicato: «La nullità di un matrimonio concordatario per esclusione della prole, quando tale intenzione sia accettata da entrambi i coniugi, non trova ostacolo sotto il profilo dell’ordine pubblico, nella circostanza che la legge statale non include la procreazione tra i doveri scaturenti dal vincolo matrimoniale». Un’ammissione, quest’ultima, che ha acceso la miccia. Perché se dunque è vero che la legge italiana non include la procreazione come vincolo matrimoniale, «la Cassazione apre un grande portone al riconoscimento dei matrimoni gay». È la provocazione dell’avvocato matrimonialista milanese Annamaria Bernardini De Pace che non ha risparmiato critiche: «La Cassazione cade in grande contraddizione perché rattifica la decisione della Chiesa che ritiene indispensabile la procreazione all’interno delle nozze». Un’occasione persa per “prendere le distanze” dal Vaticano, lo stesso che «ha dichiarato di non volere recepire le nostre leggi». Insistendo su questa linea, l’avvocato ha sottolineato che «nella Costituzione si parla di coniugi, non di moglie e marito».
Nel merito è entrata anche l’Associazione matrimonialisti italiani, che ha chiesto «maggiori tutele» per la donna che decide di «non procreare figli al fine di non sottoporli al rischio concreto di gravi patologie genetiche»: il presidente nazionale, Gian Ettore Gassani, ha ricordato ai giudici italiani che «quando sono chiamati alla deliberazione di una sentenza straniera» com’è quella ecclesiastica «devono verificare se e quanto i principi di questa sentenza siano compatibili con l’ordine pubblico ed i principi dell’ordinamento italiano».
Dario Mazzocchi, Libero del 17 gennaio 2009, pag. 15
Silvio e Gianfranco
Fini ha ragione: a furia di voti di fiducia, i parlamentari sono oggi ridotti a semplici pigiatori: contrario o favorevole, basta un click. A fare la figura di lavoratori a cottimo sono soprattutto quelli del Pdl: vengo, voto e posso tornarmene a casa tranquillo, il mio lavoro l’ho fatto.
Berlusconi, però, e in particolare forse, non ha tutti i torti: parrebbe aver voglia di lavorare, superando i lunghi tempi parlamentari. Vuole un governo forte e così cerca di togliere più tempo possibile agli iter di occasione per arrivare dritto al sodo.
Dei due, l’uno: alla fine ha fatto bene Fini che ha alzato la voce dando prova di autonomia politica. Ma più che altro ha offerto al Cavaliere un assist importante. Questa maggioranza ha i numeri per dormire suoni tranquilli, sia alla Camera che al Senato. Basta col regalare pretesti all’opposizione moritura, occorre solo un po’ di calcolo. E che le beghe politche del Pdl vengano sacrificate alle emergenze governative, fornendo una prova di compattezza.
Coefficiente famigliare
Un preciso richiamo al mondo politico e, in primis, all’esecutivo: per aiutare realmente le famiglie italiane il governo dovrebbe varare il “coefficiente familiare” e forme di riconoscimento per il lavoro delle casalinghe, che si prendono cura dei bambini e degli anziani e, tra le altre cose, fanno davvero risparmiare una montagna di soldi allo Stato.
Cardinale Ennio Antonelli. “La Chiesa invita i divorziati alla giornata della famiglia”, Caterina Maniaci, Libero del 10 gennaio 2009
Ecco cosa sarebbe interessante sentire da qualcuno del governo.
Il Pdl è pronto a nascere. Da un baratto
Non è ancora nato. Chissà mai se verrà al mondo. Certo è che già litigano come bambini nell’agglomerato che dovrebbe prendere nome di Popolo della libertà: non più solo un cartello politico, ma un partito vero e proprio. Il pretesto è la nomina di due nuovi ministri da parte di Silvio Berlusconi, con la Brambilla al dicastero del Turismo e Ferruccio Fazio a quello della Sanità. Il deus ex machina di Forza Italia, Denis Verdini, ha pensato bene di parlare tramite il Corriere della sera – e poi se lo chiami per un’intervista, il suo entourage ti risponde che lui di interviste non ne concede. Verdini ha detto che questa storia di un numero fisso di ministri non va bene, quindi se ne possono nominare quanti ne occorrono. O meglio, quanti occorrono per fare comodo un po’ a tutti. Stesso ragionamento vale per i sottosegretari: una decina freschi freschi in arrivo con il nuovo anno. Certo che se poi il Cavaliere pretende di essere un premier con una fila di ministeri alle spalle…
Dalle pagine di Libero gli risponde il ministro della Difesa Ignazio La Russa: ok due nomine azzurre, ma ne voglio uno anche per An. Eccolo, il Pdl! Un partito partitocratico e già che bello lottizzato. La Russa se la prende perché Forza Italia parla solo con Berlusconi, mentre dovrebbe confrontarsi con quell’altra realtà, quella di Alleanza nazionale, pronta a confluire sotto un unico simbolo. Dice che le candidature per le amministrative vanno decise di comune accordo nel partito che ancora non c’è, ma ormai il travaglio dovrebbe essersi consumato. Ci sarà da stare allegri quando dovranno trovare il nome per il candidato alla Provincia di Milano. Podestà (FI) vs. De Corato (An).
Ecco, poi tanto andrà a finire che “uno a me, uno a te, uno a me, uno a te”. E i gazebo del Pdl saranno tutti un fiorire: “sotto il duomo ci metto il mio, in via Torino il tuo, a Porta Venezia ci vorrei andare io, non so… tu magari pigliati San Babila”.
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