Archivio per 13 Ottobre 2008|pagina archivio quotidiano

Piegare la schiena

I nostri lettori sanno bene che da queste parti non abbiamo mai trattato apertamente l’economia. Perché chi scrive non ci capisce moltissimo e non sarebbe in grade di mettersi ad analizzare quanto sta accadendo in queste settimane. O meglio, quanto sta accadendo da un anno a questa parte. L’unica lezione che ci teniamo buona, da queste parti, è che il capitalismo è fatto di alti e bassi. E che il capitalismo è l’unico sistema economico che ha fatto progredire questa dannata umanità. Così è (e non se vi pare, perché così è – punto e a capo). Si arriva in alto, poi c’è la discesa più o meno ardita da affrontare. Alla fine, per qualche ragione sicuramente logica che però non è data sapere al sottoscritto, il meccanismo riparte.

Mentre scrivo c’è Gad Lerner che parla in tv e si è calato come solo lui sa fare nella parte del mena gramo. Lui può permetterselo, perché lui e i suoi amici con tanti din din sapranno semore cavarsela. Pure io me la caverò, però mi sono fermato a pensare un po’. O meglio, a conti fatti dovrei evitare di crepare nella Grande Depressione che viene pronosticata.

Su Libero di domenica c’era una bella intervista a Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura. Una sorta di intervento per dettare la linea o, forse, soltanto un ricordo da tenere in testa. Il ricordo di quanto appreso a casa, in cascina. Sì, potevo starmene tranquillo tra i campi ed invece mi sono messo in testa di fare il giornalista. Un pioniere, a mio modo, in una famiglia dedita esclusivamente a quel settore. Beh, a conti fatti, io conto di farcela per un semplice motivo: quello che mi hanno insegnato, di piegare la schiena e fare sacrifici. Di fronte alle cronache di queste settimane, infatti penso tra me: quanta gente sarà disposta a fare sacrifici? C’è chi già li fa, chi davvero ha (giustamente) fifa, anche perché campare con mille euro o meno è una bestemmia. Eppure tira avanti. Però ho pure la sensazione che non tutti hanno ben capito la lezione che ci arriva. Io vedrò di farmi trovare pronto. Sto seminando con la terra polverosa e dura da arare. Però guardo l’orizzonte e spero sempre che presto arrivi l’acqua.

Poi uno non sa nemmeno perché diavolo deve perdere tempo a scrivere righe come queste, però lui di mena gramo non ne vuole tra le scatole e, così, ha un sussulto d’orgoglio. Piega la schiena e si costruisce un futuro alla facciazza di chi mena sfiga tenendo i soldi presso amici che non affondano mai. O quasi.