La roba peggiore che è stata scritta su Sarah Palin appartiene al Corriere con quel titolo per il pezzo della Rodotà: Sarah “Barracuda” a caccia di hillariste. Ma davvero in via Solferino non sapevano fare di meglio? Pazienza, ovviamente quando si affida la politica estera ad una che di cognome fa Rodotà è impensabile immaginare che azzecchino il punto nevralgico della nomina della governatrice dell’Alaska a vice presidente nel ticket repubblicano. John McCain non va alla ricerca del voto dei bianchi, lo ha già. Semplicemente va alla ricerca del voto dei conservatori più tosti di lui. L’Europa, e quindi anche l’Italia, sono però così egocentriche che qui crediamo ancora a questo genere di storie solo perché ci piacciono. Lui, ovviamente, lo ha detto sin dall’inizio che la Palin non ha niente a che vedere con l’allegra combriccola democratica.
Sarah Palin ha messo al mondo cinque figli, uno down, ma che vuol dire? Il modo con il quale i mainstream media hanno focalizzato l’attenzione su di lui indica come i liberal si credono gli unici normali al mondo. La Palin è contro l’aborto, però è pro pena di morte. Ovviamente dalle nostre parti non capiremo mai come sia possibile un accostamento di vedute tali, ma gli Stati Uniti hanno un’altra storia. E’ per il porto d’armi, fedele al motto che non sono le pistole ad uccidere gli uomini, ma è l’uomo che uccide l’uomo. Altro concetto che da queste parti non si può intendere. Viene dal grande freddo, dall’Alaska, terra di frontiera. Era il sindaco di una cittadina, è diventata governatrice ed ora è candidata alla vice presidenza repubblicana. Una donna, conservatrice, di frontiera. Il male assoluto incarnato dietro quel paio di occhiali, da queste parti.
Quanto ci piace quell’altra parte del mondo.
Donna di frontiera
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