Silvio lo statista

Da qualche giorno Berlusconi è cambiato. Ha assunto un atteggiamento, per certi versi, inaspettato. Per certi versi, va precisato, perché, ovviamente con il senno del poi, potevano essere prevedibili. Ha indossato i panni di un presidente del Consiglio determinato a trasformare in leggi e riforme il carico di voti conquistato alle elezioni di aprile. Ha lavorato a lungo sulla squadra di governo, forse tradendo le aspettative, di certo creando una squadra che sia il più possibile fedele alla sua linea. Visto che la costituzione non consente formalmente la creazione di una figura come quella del Primo Ministro, ecco che ha cercato di aggirare la legge, rimanendo nella legalità. Ha ricevuto il campanello per il Consiglio dei ministri con sguardo serio, ha lasciato intravedere il solito Cavaliere goliardico con le scenetta sul pizzetto di La Russa al momento del giuramento. Il Berlusconi del ‘94 e, soprattutto, del 2001, almeno per ora, è in un angolo ad aspettare.

Almeno questo è l’augurio di chi crede che la politica non possa essere solo serietà elevata all’ennesima potenza, ma pure un po’ di pazzia. Il nuovo atteggiamento, per certi versi, era prevedibile perché l’Italia è messa maluccio, colpa di una pessima gestione biennale di un governo di centrosinistra che non ha mai avuto le carte in regola per compiere quei passi che vanno compiuti.

Nel centrodestra si respira aria nuova, non tanto per la formazione del Popolo della libertà, quanto per l’impegno che gli italiani hanno voluto assicurare a quest’area partitica. Il dialogo con il Pd si può fare, a patto che non si ceda sui temi chiave: sicurezza, economia, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Il dialogo con l’opposizione non è una cosa proibitiva, anzi può pure risultare vantaggiosa a chi porge la mano, perché fa la figura di chi mette da parte l’egoismo e ragiona per tutti. Elevare inni al “volemose bene” è prematura e dannoso, però.

Il nuovo governo Berlusconi, per quanto il Cav. sia ufficialmente al quarto mandato, è davvero nuovo. E’ una sorta di ritorno all’origine, con numeri più rassicuranti ed una esperienza che Berlusconi ha ricordato direttamente nel suo discorso alla Camera. Il leader del Pdl deve averlo intuito, forse il nuovo atteggiamento nasce anche da questa condizione. Ora si tratta di non tradire la fiducia di elettori ed elettrici e di non tradire se stessi. Ma essere in prima linea da protagonisti non può che far crescere l’adrenalina per mettere il muso anche là dove si troveranno disastri.

3 comments so far

  1. lucapino on

    Il vero problema italiano non é la monnezza, l’Alitalia o la legge elettorale: queste cose con qualche fatica si faranno.
    Il vero problema di cui nessuno ha parlato in campagna elettorale, e che da 15 anni nessuno affronta é la riduzione della spesa pubblica che significa riduzione delle persone impiegate nella pubblica amministrazione: Senza una concertazione (non con i poveri cristi del sindacato)esplicita tra Veltroni Napolitano e Berlusconi, e un appoggio pieno di stampa e tv non si combinerà mai nulla.
    E’ questo il vero problema: Ma perché i giornali non ne parlano?
    Non mi meraviglio del corriere la stampa la repubblica… ma almeno i giornali seri come il Velino, Affari Italiani, Legno storto, Libero… perché non comincianop a parlarne all’unisono?
    Infine rivolgo una preghiera a Berlusconi che il problema lo conosce e lo aveva già affrontato nel 94 ritrovandosi tutti contro.
    Oggi itempi sono cambiati:oggi WE CAN!

  2. [...] silvio berlusconi, walter veltroni Che il Berlusconi di questi giorni sia un nuovo Berlusconi lo abbiamo scritto anche noi. Però ora conviene aggiustare la mira. Sorpresi dal comportamento del Presidente del Consiglio per [...]


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