Archivio per 13 Maggio 2008|pagina archivio quotidiano

Silvio lo statista

Da qualche giorno Berlusconi è cambiato. Ha assunto un atteggiamento, per certi versi, inaspettato. Per certi versi, va precisato, perché, ovviamente con il senno del poi, potevano essere prevedibili. Ha indossato i panni di un presidente del Consiglio determinato a trasformare in leggi e riforme il carico di voti conquistato alle elezioni di aprile. Ha lavorato a lungo sulla squadra di governo, forse tradendo le aspettative, di certo creando una squadra che sia il più possibile fedele alla sua linea. Visto che la costituzione non consente formalmente la creazione di una figura come quella del Primo Ministro, ecco che ha cercato di aggirare la legge, rimanendo nella legalità. Ha ricevuto il campanello per il Consiglio dei ministri con sguardo serio, ha lasciato intravedere il solito Cavaliere goliardico con le scenetta sul pizzetto di La Russa al momento del giuramento. Il Berlusconi del ‘94 e, soprattutto, del 2001, almeno per ora, è in un angolo ad aspettare.

Almeno questo è l’augurio di chi crede che la politica non possa essere solo serietà elevata all’ennesima potenza, ma pure un po’ di pazzia. Il nuovo atteggiamento, per certi versi, era prevedibile perché l’Italia è messa maluccio, colpa di una pessima gestione biennale di un governo di centrosinistra che non ha mai avuto le carte in regola per compiere quei passi che vanno compiuti.

Nel centrodestra si respira aria nuova, non tanto per la formazione del Popolo della libertà, quanto per l’impegno che gli italiani hanno voluto assicurare a quest’area partitica. Il dialogo con il Pd si può fare, a patto che non si ceda sui temi chiave: sicurezza, economia, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Il dialogo con l’opposizione non è una cosa proibitiva, anzi può pure risultare vantaggiosa a chi porge la mano, perché fa la figura di chi mette da parte l’egoismo e ragiona per tutti. Elevare inni al “volemose bene” è prematura e dannoso, però.

Il nuovo governo Berlusconi, per quanto il Cav. sia ufficialmente al quarto mandato, è davvero nuovo. E’ una sorta di ritorno all’origine, con numeri più rassicuranti ed una esperienza che Berlusconi ha ricordato direttamente nel suo discorso alla Camera. Il leader del Pdl deve averlo intuito, forse il nuovo atteggiamento nasce anche da questa condizione. Ora si tratta di non tradire la fiducia di elettori ed elettrici e di non tradire se stessi. Ma essere in prima linea da protagonisti non può che far crescere l’adrenalina per mettere il muso anche là dove si troveranno disastri.

Berlusconi alla Camera

Non lo abbiamo ascoltato. Ci fidiamo di lui.

Acquedotti colabrodo

L’Italia fa acqua da tutte le parti: è il risultato che si ricava dall’ultima indagine Istat sullo stato di salute dei nostri acquedotti che, evidentemente, perdono per strada gran parte della loro portata effettiva. Il tema torna al centro delle cronache ora che ci avviciniamo all’estate, dopo le polemiche già sorte negli anni scorsi durante i temuti pericoli siccità che venivano costantemente lanciati dal governo e dalla protezione civile. Scorrendo i dati, non c’è alcun dubbio che la situazione se non è preoccupante, di certo fa pensare.
UN BUCO NELL’ACQUA – Appena il 70% (esattamente il 69,9%) dell’acqua immessa in rete nel 2005 è stato effettivamente erogato agli utenti finali. Le differenze tra nord e sud si fanno sentire. Le regioni più efficienti sono infatti il Trentino – Alto Adige ed in particolare la provincia di Bolzano, con una percentuale che arriva all’86%, poi la Liguria (80,9%) e la Lombardia (78,9%). Tutte cifre al di sopra della media nazionale anche in Emilia, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, il Friuli – Venezia Giulia è l’unica eccezione, con il 66,5% dell’acqua che viene davvero erogato ai consumatori.
Gli acquedotti del centro Italia godono anche loro di una sufficiente salute, con valori al di sopra della media nazionale. Anche in questo caso però va segnalata una eccezione, quella del Lazio (66,8%).
Il Mezzogiorno al contrario è ben lontano dall’obiettivo che era stato prefissato in vista del 2013: arrivare ad una capacità funzionale del 75%. La Calabria è al 70,7%, la Sicilia  al 68,7%, la Basilicata al 66,1% e la Campania al 63,2%. Le regioni più distanti dal raggiungimento dell’obiettivo sono Abruzzo (59,1%), Sardegna (56,8%) e Puglia (53,7%), condannata ad indossare la maglia nera.
TREND NEGATIVO – I problemi non finiscono qui però. Rispetto alla precedente rilevazione, avvenuta nel 1999, si è infatti registrato un trend negativo dei dati in quasi tutti i casi presi in considerazione, sono solo la Valle d’Aosta, le provincia autonome di Bolzano e Trento, il Veneto, la Sicilia e la Puglia ad aver migliorato, anche se non di troppo, o per le meno non abbastanza – vedi il caso Puglia – per abbandonare l’ultimo gradino della classifica. Le potenzialità per fare meglio ci sono, dal momento che l’Italia ha un patrimonio idrico notevole grazie alla presenza di numerosi bacini di approvvigionamento sia sotterranei sia superficiali, come sottolinea l’Istat. Eppure in alcune regioni si presenta ancora una carenza d’acqua destinata al consumo umano, molto spesso imputabile anche al cattivo funzionamento della rete di approvvigionamento.

Anche su IFg on line.

A quanto pare credono in quello che scrivo

Qui, per lo meno.