Il governo c’è. Ha i 12 ministri con portafogli, come promesso in campagna elettorale. E a scorrere i nomi la sensazione è che il Cav. abbia voluto mantenere la parola data: uomini che siano di fiducia, che rispondano a me soltanto e non si mettano a fare troppo i protagonisti. Eccezion fatta per alcuni nomi, uno di gran peso considerato il ruolo che coprirà: parliamo di Maroni agli Interni, scelta sensata e logica, perché è alla Lega che è stato chiesto di mettere in ordine la sicurezza italiana.
Poi, comunque, i nomi sono sempre quelli. Con l’eccezione di alcuni nuovi che suscitano un po’ di perplessità: la Gelmini all’Istruzione e la Carfagna alle Pari Opportunità. Anche se in questo caso suscita perplessità l’esistenza stessa di un ministero che porti questo nome. E ci sarebbe quel Bondi alla Cultura che pare proprio un parcheggio fatto apposta.
E’ una sifda per tutti, anche per i giovani che chiedevano spazio. Sulle voci che verranno espresse in queste ore stendiamo un velo. Ora si tratta di lavorare e lavorare bene. Senza gettarsi la zappa sui piedi prima ancora di cominciare.
Buon lavoro a tutti.
Ps: ci sarà da ridere a vedere un Consiglio dei Ministri con Tremonti vs. Brunetta
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