Archivio per Maggio 2008|pagina archivio mensile

Autoreferenzialità

Tra un po’ verrà di moda lamentarsi e invocare il ritorno delle barricate, alle faziosità, al girotondo. E’ dubbio che gli italiani reggano a lungo una dose troppo massiccia di ordinaria e straordinaria decenza politica ed istituzionale.

Il Foglio, giovedì 29 maggio 2008, “Cose da pazzi, cioè normali”, pag. 3

E’ presto per dire che il clima degli anni precedenti sia cambiato del tutto e per tutto. Gli italiani si stancano presto di molte cose, quindi c’è da attendersi qualsiasi cosa.

Mondopiccolo, 15 maggio 2008, “La metamorfosi del Cavaliere?

Voce del verbo studiare

Per rendersi conto di quanto la sinistra italiana sia in gran parte ancorata a vecchi schemi basta volgere l’attenzione alle polemiche sorte in questi giorni sulla scuola e, in particolare, sui corsi di recupero previsti dalla nuova riforma di Fioroni. A quanto pare non ci sono soldi a disposizione degli istituti per garantire ai studenti un po’ somari e un po’ di dura cervice in alcune materie tali corsi di riparazione. E la trovata geniale l’hanno avuto a Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, gestione pd. Verranno assicurati i fondi perché i nostri ragazzi evitino accuratamente le lezioni private.

Teoricamente parrebbe un’opera pia, in realtà è una bella fregatura. La storia delle lezioni private è vecchia come il cucco, in molti ci sono passati – sottoscritto compreso perché con il greco e la matematica all’inizio legavo ben poco, e anche dopo – e in molti lasciavano un quid al professore che così arrotondava. In nero, chiaramente. Fingere di indignarsi per una cosa del genere è retorica allo stato puro. Non c’entra affatto la questione sociale, ossia che i ricchi possono permettersele e i poveri no. C’entra solo il fatto che a scuola si va per studiare e chi sbaglia, inevitabilmente, paga.

Razzismo negro

Interessante articolo preso dal Mail & Guardian, giornale liberal sudafricano.

La cosa interessante riguardo a quanto sta accadendo da quelle parti è che le notizie, qui da noi, sono molto scarne, giusto qualche appunto. Per un fatto molto semplice: non sono i bianchi ad ammazzare i neri, sono i neri che si accoppano tra di loro. Ma come?, dicono i ben pensanti che, nel loro prodigarsi in studi sociologici e politically correct, hanno dimenticato che le tribù fra di loro non vanno d’accordo. E l’uomo bianco non può farci un bel niente.

Dategli retta

Il socio la sa lunga.

Ora preziosa

Baume et Mercier, classima executives, contemporanea, Geneve.

La metamorfosi del Cavaliere?

Che il Berlusconi di questi giorni sia un nuovo Berlusconi lo abbiamo scritto anche noi. Però ora conviene aggiustare la mira. Sorpresi dal comportamento del Presidente del Consiglio per il quale, addirittura, “se po’ ffà”, a sinistra non sanno come comportarsi. I capi ringraziano l’apertura al dialogo, i sudditi parlano poco e, soprattutto, insultano di meno Berlusconi, i giornalisti si inventano giri di parole per dire che così è bello e buono, che l’Italia in un mese è cambiata come mai ha fatto in 60 anni, che Veltroni però deve stare attento, ma è tutto così bello che non par vero. Non riuscendo a mettersi nella capoccia i motivi della vittoria della Lega, hanno spostato l’attenzione su tutto il resto.

E’ presto per dire che il clima degli anni precedenti sia cambiato del tutto e per tutto. Gli italiani si stancano presto di molte cose, quindi c’è da attendersi qualsiasi cosa. Certo è che il Cavaliere, a conti fatti, è sempre lo stesso. Ripassiamo un attimo la storia degli ultimi due anni di politica italiana. Dopo la sconfitta per 24.000 voti nel 2006, Berlusconi si rese disponibile alle larghe intese. Prodi rifiutò e si impiccò con le proprie mani. Venne considerato politicamente morto. A dicembre lo davano per impazzito dopo il salto sul predellino della sua Audi in piazza San Babila in quel di Milano. Il Pdl è una roba campata per aria, Fini era rosso di rabbia, Casini decise che era il momento di scappare prima che la barca affondasse. Casini non conta più niente. Fini è tornato nei ranghi. Il Pdl ha vinto le elezioni ed ora sta fregando a livello strategico il Pd che pareva dover spaccare il mondo.

Tutta opera di Berlusconi, che prende in contropiede i suoi avversari, focalizzando l’intera attenzione su se stesso e obbligando l’opposizione a tenere Veltroni come front man, nonostante le due sconfitte elettorali di aprile, nazionale e a Roma. Perché se davvero il Pd non vuole fare la fine dell’Ulivo e di tutta la cianfrusaglia che fu, deve tenerselo il povero Walter. In caso contrario Berlusconi avrebbe ottenuto una vittoria a piene mani: ma come? Io vi porgo la mano e voi non sapete chi deve rispondere al mio appello? Perdete tempo a fare la guerra fra voi, di fronte ai gravi problemi del nostro Paese?

E non si può escludere fin da ora che andrà a finire proprio in questo modo. Mentre Berlusconi rimarrà sempre lo stesso.

Gordon 007: licenza di crederci

Dopo la batosta elettorale, Gordon Brown prova a recuperare i voti smarriti per strada dal suo Labour. Lo fa schiacciando l’occhio alla sinistra, tornando a parlare di working class e stato sociale.

Non è una sfida facile. La cosa più interessante rimane però che, forse, per davvero David Giovinciuffo Cameron è migliore di Gordon Brown. La cosa farà molto felice lui e sorprende noi costringendoci ad un leggero, appena percettibile mea culpa.

Silvio lo statista

Da qualche giorno Berlusconi è cambiato. Ha assunto un atteggiamento, per certi versi, inaspettato. Per certi versi, va precisato, perché, ovviamente con il senno del poi, potevano essere prevedibili. Ha indossato i panni di un presidente del Consiglio determinato a trasformare in leggi e riforme il carico di voti conquistato alle elezioni di aprile. Ha lavorato a lungo sulla squadra di governo, forse tradendo le aspettative, di certo creando una squadra che sia il più possibile fedele alla sua linea. Visto che la costituzione non consente formalmente la creazione di una figura come quella del Primo Ministro, ecco che ha cercato di aggirare la legge, rimanendo nella legalità. Ha ricevuto il campanello per il Consiglio dei ministri con sguardo serio, ha lasciato intravedere il solito Cavaliere goliardico con le scenetta sul pizzetto di La Russa al momento del giuramento. Il Berlusconi del ‘94 e, soprattutto, del 2001, almeno per ora, è in un angolo ad aspettare.

Almeno questo è l’augurio di chi crede che la politica non possa essere solo serietà elevata all’ennesima potenza, ma pure un po’ di pazzia. Il nuovo atteggiamento, per certi versi, era prevedibile perché l’Italia è messa maluccio, colpa di una pessima gestione biennale di un governo di centrosinistra che non ha mai avuto le carte in regola per compiere quei passi che vanno compiuti.

Nel centrodestra si respira aria nuova, non tanto per la formazione del Popolo della libertà, quanto per l’impegno che gli italiani hanno voluto assicurare a quest’area partitica. Il dialogo con il Pd si può fare, a patto che non si ceda sui temi chiave: sicurezza, economia, riforma delle pensioni e del mercato del lavoro. Il dialogo con l’opposizione non è una cosa proibitiva, anzi può pure risultare vantaggiosa a chi porge la mano, perché fa la figura di chi mette da parte l’egoismo e ragiona per tutti. Elevare inni al “volemose bene” è prematura e dannoso, però.

Il nuovo governo Berlusconi, per quanto il Cav. sia ufficialmente al quarto mandato, è davvero nuovo. E’ una sorta di ritorno all’origine, con numeri più rassicuranti ed una esperienza che Berlusconi ha ricordato direttamente nel suo discorso alla Camera. Il leader del Pdl deve averlo intuito, forse il nuovo atteggiamento nasce anche da questa condizione. Ora si tratta di non tradire la fiducia di elettori ed elettrici e di non tradire se stessi. Ma essere in prima linea da protagonisti non può che far crescere l’adrenalina per mettere il muso anche là dove si troveranno disastri.

Berlusconi alla Camera

Non lo abbiamo ascoltato. Ci fidiamo di lui.

Acquedotti colabrodo

L’Italia fa acqua da tutte le parti: è il risultato che si ricava dall’ultima indagine Istat sullo stato di salute dei nostri acquedotti che, evidentemente, perdono per strada gran parte della loro portata effettiva. Il tema torna al centro delle cronache ora che ci avviciniamo all’estate, dopo le polemiche già sorte negli anni scorsi durante i temuti pericoli siccità che venivano costantemente lanciati dal governo e dalla protezione civile. Scorrendo i dati, non c’è alcun dubbio che la situazione se non è preoccupante, di certo fa pensare.
UN BUCO NELL’ACQUA – Appena il 70% (esattamente il 69,9%) dell’acqua immessa in rete nel 2005 è stato effettivamente erogato agli utenti finali. Le differenze tra nord e sud si fanno sentire. Le regioni più efficienti sono infatti il Trentino – Alto Adige ed in particolare la provincia di Bolzano, con una percentuale che arriva all’86%, poi la Liguria (80,9%) e la Lombardia (78,9%). Tutte cifre al di sopra della media nazionale anche in Emilia, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, il Friuli – Venezia Giulia è l’unica eccezione, con il 66,5% dell’acqua che viene davvero erogato ai consumatori.
Gli acquedotti del centro Italia godono anche loro di una sufficiente salute, con valori al di sopra della media nazionale. Anche in questo caso però va segnalata una eccezione, quella del Lazio (66,8%).
Il Mezzogiorno al contrario è ben lontano dall’obiettivo che era stato prefissato in vista del 2013: arrivare ad una capacità funzionale del 75%. La Calabria è al 70,7%, la Sicilia  al 68,7%, la Basilicata al 66,1% e la Campania al 63,2%. Le regioni più distanti dal raggiungimento dell’obiettivo sono Abruzzo (59,1%), Sardegna (56,8%) e Puglia (53,7%), condannata ad indossare la maglia nera.
TREND NEGATIVO – I problemi non finiscono qui però. Rispetto alla precedente rilevazione, avvenuta nel 1999, si è infatti registrato un trend negativo dei dati in quasi tutti i casi presi in considerazione, sono solo la Valle d’Aosta, le provincia autonome di Bolzano e Trento, il Veneto, la Sicilia e la Puglia ad aver migliorato, anche se non di troppo, o per le meno non abbastanza – vedi il caso Puglia – per abbandonare l’ultimo gradino della classifica. Le potenzialità per fare meglio ci sono, dal momento che l’Italia ha un patrimonio idrico notevole grazie alla presenza di numerosi bacini di approvvigionamento sia sotterranei sia superficiali, come sottolinea l’Istat. Eppure in alcune regioni si presenta ancora una carenza d’acqua destinata al consumo umano, molto spesso imputabile anche al cattivo funzionamento della rete di approvvigionamento.

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