Archivi del mese: marzo 2008

Giullare di corte

Sarà anche una campagna elettorale smorta, ma sa regalare momenti di puro divertimento. Politico, si capisce. Ci ha pensato quest’oggi Massimo Calearo, la punta di diamante del Pd in Veneto, perché si sancisa definitivamente l’affetto di Uolter agli imprenditori.

Il Calearo oggi si è prestato alle domande dei lettori del Corriere.it e si è dato da fare per creare grattacapi ai suoi e, sembrerebbe presumibile, ai suoi colleghi di lavoro. “Il Pd è nuovo perché è l’unico partito che guarda al futuro, rompe gli schemi e ci porta in Europa con un progetto simile a quello di Blair”, ha detto. Così nella grande casa democratica non ci sono solo l’effige di John Kennedy e Barack Obama, ma da oggi pure quella dell’ex Primo Ministro britannico che è stato bravo a beneficiare dei frutti di Iron Maggie. Da pronostico, potremmo dire che lui, Calearo, sarà il prossimo Gordon Brown. Lui che dice di Bertinotti “ragiona come se ancora ci fosse il muro di Berlino”. Lui che invece guarda al 2009. Breve termine insomma.

Interrogato sulle coppie di fatto, taglia corto: “Meglio non parlarne”. E adesso il buon Uolter dovrà farsene una ragione: il paladino degli ultimi perché siano anche loro i primi avrà il suo bel da fare per assomigliare a Tony Blair. Ma il massimo il nostro Massimo lo dà quando taglia corto sulla sua presenza nel Partito democratico: “Un imprenditore non può votare per un partito non democratico, gestito da un capo. Allora guardo al Pd perché è l’unico vero atto di coraggio nel nostro sistema politico attuale, l’unico sogno che si può realizzare”.

Interessante disamina alla luce di quanto aveva avuto modo di dire poco prima: “Io sono nato imprenditore-padrone e sulla terra preferisco non avere altri padroni. Non avevo interessi ad entrare in politica, sono stato interessato dalla novità del Pd”. Lui non vuole avere padroni, eccetto l’amico Uolter, lui è uno che vuole fare per conto suo. Almeno pare di capire. Perché, solitamente, chi non vuole padroni vuole fare da sé. Forse per questo il Pd è anche il partito dei lavoratori: tranquillo operaio, qui comando io perché non voglio che nessuno comandi me, ma mi piace tanto comandare te.

Sì, è comprensibile che il discorso sia complicato, però che vi attendete da uno che, da uno a dieci, si sente vicino 9,5 al burocratico Veltroni e -3 dall’imprenditore Berlusconi?

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Come mi salvai dal rientro

Tratto Fornovo – Parma. Tutto bene fino ai cinque chilometri dal raccordo con l’A1, direzione Milano.

Per fortuna che si andava lisci, comunica dall’altra vettura l’amico che mi ha ospitato in collina a Pasquetta.

E che ne sapevo io? Hai visto anche tu che fino a questo punto si andava senza problemi.

Vediamo com’è sull’A1 e poi decidiamo.

L’A1 è pure lei una coda con i soliti imbranati che saltano fuori nei momenti meno opportuni. Uscita strategica a Fidenza, poi verso Soragna – Busseto. Non avessi letto Guareschi, non saprei nemmeno da che parte sta il nord. Strade provinciali nella sera di marzo, quelle che procedono dritte per chilometri e poi si incaponiscono in curve e curvoni che aggirano vecchie cascine ancora ben solide. Conti alla mano, guadagnata un’ora abbondante di strada.

Poi dicono che leggere troppo non serve.

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Buona Pasqua

A tutti voi e alle vostre famiglie.

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Perché non lo lasciano perdere?

  Dal viaggio in Cile il presidente Napolitano tira le orecchie alla politica italiana. Prima se la prende (indirettemanete) con Pdl e Pd perché a tutti gli italiani venga garantito il diritto di votare chi vogliono. Onestamente, non mi pare che né Berlusconi né Veltroni girino a prendere i nomi di quelli che non sono intenzionati a mettere una croce sui loro nomi. Semplicemente, piuttosto, stanno facendo campagna elettorale e tirano acqua al proprio mulino come logica comanda. Se questo atteggiamento mette a rischio la libertà di voto, allora Napolitano ha un concetto tutto suo, magari sovietico, di libertà.Poi punta l’indice contro il qualunquismo e la sensazione di intolleranza nei confronti della classe dirigente politica: non si lasci insultare il Parlamento, ammonisce da Santiago del Cile. Non è un caso che la sortita cada a fagiolo in seguito all’inchiesta che Libero sta pubblicando in questi giorni con l’esperienza di un deputato dei Verdi, Roberto Paoletti, volto conosciuto tra le tv private per i suoi programmi di denuncia. Sprechi, pennichelle, fancazzismo: tutte cose già note, che noi comuni mortali potevamo immaginare standocene fuori dal Parlamento e che adesso trovano maggiore conferma.

Se il primo degli interventi ha accolto l’applauso di Giordano, Bertinotti e Casini, il secondo ha strappato un mezzo applauso da parte di tutta la così detta classe politica. Boselli approva il no a “un qualunquismo che colpisce in primo luogo la democrazia parlamentare. Castagnetti definisce l’intervento ineccepibile. L’azzurro Maurizio Lupi osserva che il capo dello Stato “restituisce dignità, voglia e passione a chi intende la politica come un servizio a favore della gente”.

Tutto questo per dire cosa? Per chiedere a Berlusconi di tenere a freno i suoi, di metterli a lavorare seriamente per vincere queste maledette elezioni e invitarli a non perdere tempo a rincorrere il vecchio che, purtroppo, ancora avanza.

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Lo ha scritto un anglicano, non il Papa

Senza Cristianità siamo dominati.

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Si balla

Nella redazione dell’Ifg Carlo de Martino di Milano.

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Grazie

Prima di andarsene, il prode Romano ha fatto l’ultimo regale del suo pessimo mandato. Mentre piazza Vittoria accoglieva il candidato del Partito democratico Walter Veltroni ed il suo pulmann, a Roma firmavano il via libera per la costruzione di una centrale a turbogas nel bel mezzo della campagna lodigiana.

Un ottimo affare. La struttura c’è già, sorgerà là dove c’era la raffineria della Gulf che è rimasta attiva per pochi anni nel corso dei ’70. E sorgerà in una provincia dove le discariche stanno quiete in mezzo ai campi. In una provincia che ha registrato un bomm di siti di logistica e dove le strade sono le stesse di sempre. Le care e vecchie provinciali che attraversano piccoli paesi, per attraversare i quali bisogna superare semafori e code che rimandano alle tangenziali di Milano.

Una centrale per produrre energia. Per chi? Bella domanda. Forse per le cascine, per le case, per gli uffici e i negozietti. Per le industrie è un po’ difficile, visto che il Lodigiano non è propriamente una zona industriale. Sarà comunque interessante per il ciclista del luogo immergersi nella Bassa pedalando lungo la pista ciclabile che la Provincia sta costruendo da dieci anni a questa parte. Quando sarà all’altezza di Bertonico apprezzerà, il ciclista da una parte il verde e il profumo del granoturco o del fieno tagliato a maggio. Dall’altra il dolce rumore di sottofondo della centrale. Pochi metri più avanti il centro di compostaggio che invade con le sue fragranze le serene mattina d’estate e le fresche sere primaverili.

E pensare che proprio nelle chiare giornate della bella stagione si vede, sullo sfondo, Arturo, il così detto reattore nucleare di Caorso. Ovviamente dismesso. Perché tanto poi c’è sempre una centrale pronta. Una centrale che, guarda il caso, è di proprietà di De Benedetti. Il mondo è sempre più piccolo.

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