Archivio per 10 Marzo 2008|pagina archivio quotidiano
E disperazione sia
Ci risiamo. A sinistra non perdono il vizio di dare dell’ignorante all’elettore di centrodestra. Il nuovo pretesto è lo strappo del Cav. sabato scorso, quando dal palco del Palalido ha ridotto in pezzi una serie di fogli per dimostrare che fine faccia il programma del centrosinistra una volta al governo. Un gesto eclatante che ha scaldato la folla ed è così che qualcuno tira le somme: basta che Berlusconi non usi parole difficili e i suoi fan sono in delirio. Come se i suoi fan non conoscessero le parole difficili. Come se i suoi fan fossero cretini e non gente laureata, con un lavoro sulle spalle o, molto più semplicemente, con una testa che ragiona.
Più che un Berlusconi che ha paura, è una campagna elettorale che ha preso una svolta più briosa e non basta uno slogan copiato come “possiamo farcela” per tenere testa ad uno che, nel bene e nel male, sa prendere tutti in contropiede. Se lo strappo è un gesto disperato, l’augurio che ci facciamo è che la disperazione dilaghi. La campagna elettorale non va giocata con il fioretto, ma a colpi di spada punto e basta. Per i grandi paroloni, ahinoi, c’è sempre tempo.
Rivoluzioniamo, Italia!
Da sabato, e più precisamente dopo il discorso di Gianfranco Fini, in Italia è tornata a girare l’espressione “rivoluzione conservatrice”. Un ottimo auspicio, che d’altra parte non ha mai attecchito da queste parti, prima di tutto perché in Italia, stando alle parole di Prezzolino, non c’è nulla da conservare. Ciò non toglie che si possa lavorare per arrivare a questo obiettivo.
Navigando alla ricerca di qualche scena estrapolata dalla serie The West Wing, mi è capitata sotto gli occhi questa.
C’è una bandiera di mezzo, c’è la bandiera che ha sventolato e sventola in ogni angolo del mondo. Odiata e amata, ha comunque un valore in sé che nessuno può negare: l’appartenenza ad una unica comunità. L’Italia non potrà mai arrivare a tanto, a dircelo è la storia di come le due nazioni si siano formate. Però se davvero il prossimo governo Berlusconi vuole impegnarsi a porre la basi di una rivoluzione conservatrice, non si può fuggire dal sentirci orgogliosi di appartenere alla nostra comunità.
Lo slogan di questa campagna elettorale del Pdl è più che azzeccato: rialzati Italia! è il segnale che siamo di fronte alla scelta: rimanere ciò in cui abbiamo sempre eccelso, l’Italietta che vive di una rendita che non c’è più del boom economico; oppure qualcosa di piccolo (non possiamo vantare manie di grandezza, noi), ma ben fatto, ben costruito e che non si sgretoli di fronte alla prima difficoltà.
Responsabilità, meritocrazia, realizzazione personale, senso di appartenenza attraverso valori comuni come la famiglia, la tradizione cultural-religiosa, l’eroismo di tanti compatrioti dimenticati sui monti sopra il Piave, nel deserto della Libia, nella steppa russa e nei mari di tutto il mondo. Più che conservarlo, noi dobbiamo recuperare il nostro passato e guardare avanti con soddisfazione.
Non c’è scampo: i prossimi cinque anni dovranno valere il doppio.
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