NY is Giants

Hanno vinto loro, hanno vinto quelli che non avrebbero dovuto vincere.

L’ultima maledetta domenica è finita e ha regalato l’ultima grande emozione della stagione NFL. A Glendale, sotto il caldo sole dell’Arizona, è andato in scena il XLII Superbowl che doveva appartenere ai titanici Patriots, la squadra del New England giunta immacolata alla sfida decisiva. Un cammino perfetto, senza inciampi e diretto dalla regia di Tom Brady, il quarterback che fa notizia dentro e fuori dal campo. L’icona di una formazione condannata a fare la storia. Ma i titanici Patriots hanno perso contro i Giants di New York, quelli che si sono guadagnati un posto per il paradiso superando il gelo di Green Bay e i tosti Packers nella finale di NFC.
Il finale perfetto: 17-14 per New York, l’ultimo touchdown segnato a 35 secondi dallo scadere del quarto quarto con un passaggio di 13 yard di Eli Manning, già soprannominato The miracle worker. E per la prima volta i Patriots hanno assaggiato l’amaro sapore della sconfitta. Una sconfitta che vale tutta la stagione. Al contrario i Giants erano arrivati al Superbowl grazie ad una striscia vincente di 11 match tra finale di stagione e playoff, dopo un bilancio complessivo di 10 vittorie e 6 sconfitte nella regular season.
La partita – Sono stati proprio i Giants ad aprire le marcature con un field goal di Lawrence Tynes di 32 yard nel primo quarto. Poi il primo touchdown dei Patriots con Laurence Maroney e la trasformazione di Stephen Gostkowsky per il 7-3 a favore di New England. Più nulla per tutto il terzo quarto, dove le difese hanno costruito le mura attorno ai propri quarteback, impedendo agli avvoltoi avversari di lanciarsi sulle prede. Manning si è trovato braccato tre volte, mentre Brady ha subito 5 sack lasciando 37 yard sul campo. Qualcosa di strano si è percepito nell’aria, con i Giants che hanno saputo gestire la pressione e lo svantaggio, costruendo la rimonta dell’ultimo periodo. I Patriots sono stati quasi perfetti, e quel quasi ha cambiato le carte in tavola.
Scattano gli ultimi quindici minuti di apnea agonistica. I Giants si riportano avanti con la meta di David Tyree su un lancio di 5 yard di Manning, Tynes spedisce il calcio in mezzo ai pali e il punteggio segna 10-7 per New York. Tutto rimane invariato fino a 2 minuti e 42 secondi dalla fine. Brady lancia Randy Moss e arriva il secondo touchdown dei Patriots. Gostkowsky non sbaglia la trasformazione: 14-10 per i favoriti. Sembra ormai che i Miami Dolphins del 1972 dovranno spartire la fama di una stagione perfetta con i Patriots del 2008.
Quando mancano 39’ secondi allo scadere, la formazione d’attacco dei Giants prende posizione sulle 15 yard degli avversari. Manning chiama la giocata, si smarca dall’assalto dei difensori, guarda alla sua sinistra, vede Plaxico Burress che corre verso l’angolo dell’area di meta, parabola alta dell’ovale, Burress è solo, si volta a controllare la traiettoria del pallone, lo stringe tra le braccia e il petto e segna la fine del sogno Patriots. Esce dal campo, si inginocchia, mentre Peyton Manning, il fratello maggior di Eli e leader degli Indianapolis Colts campioni lo scorso anno, applaude dalla tribuna. A sancire un passaggio di consegne in famiglia. Rimane solo il tempo per rovesciare il barile di acqua gelida sulla testa di Tom Coughlin, l’head coach dei Giants da ieri notte campioni del mondo. Ma la doccia è ancora più fredda per Tom Brady & Co. Un anno passato a lanciare per un totale di 4.086 yard garantendo ai suoi compagni 50 touchdown. Ma non è bastato. E’ il trionfo invece di Eli Manning, nominato MVP della finale, con le sue cifre più modeste: 3.336 yard lanciate, 23 mete e 20 intercetti subiti. E’ il trionfo dei Giants e di una intera città, New York, che attendeva di festeggiare da diciassette anni, dal 27 gennaio 1991, quando i suoi giganti sconfissero 20-19 i Buffalo Bills nel Superbowl XXV di Tampa.

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