
E’ o non è un gran quotidiano? Via RightNation, veniamo a sapere che ha nominato il Gen. Petraeus uomo dell’anno.

E’ o non è un gran quotidiano? Via RightNation, veniamo a sapere che ha nominato il Gen. Petraeus uomo dell’anno.
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Ci sono film che sanno tenermi in casa anche il sabato sera.
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Come ti frego la palla. E la coppa.
Il 2007, da queste parti, si riassume in questa magnifica fotografia scattata il 20 ottobre, nella notte parigina che ha accompagnato il Sud Africa sul tetto del mondo ovale. Hanno vinto gli Springboks, ha vinto un allenatore che se ne è fregato dei pregiudizi e ha schierato una formazione di armadi boeri pronti a prendersi la rivincita sulle truppe di san Giorgio. Il rugby è storia vecchia che torna a galla e quindi diventa nuova.
E’ stato un anno di alti e bassi, botte e scivoloni, fatiche e soddisfazioni. Di incontri con persone che hanno lasciato un segno. Tutto il resto è noia.
Queste righe sono dedicate a due persone.
Per andarlo a trovare mi sono immerso con la macchina nella nebbia più fitta che stringe attorno a sé questo scampolo di mondo. La strada la conosco bene, ma anche un buon navigatore come me trova problemi a destreggiarsi in tutta questa fuliggine umida. Poi c’è la questione di come certe strade sono fatte. Quella grande, a due corsie, che marcia dritta fuori dal paese verso la statale. E quelle piccole che è meglio augurarti di non trovare qualcuno che procede nel senso opposto. Io una strada così l’ho dovuta imbucare.
Come i cowboy o i gaucho che hanno imparato a muoversi seguendo le stelle, così io ho dovuto ripassare nella testa ogni centimetro di asfalto che “qui si gira a destra, però aspetta… no, è la prossima o qui finisco nel pollaio di un altro…”. Il fatto è che con la nebbia le stelle mica si vedono.
Il vecchio amico sta bene. Si muove con difficoltà, la gamba se la trascina: non come il dottor House che è simpatico protagonista di un telefilm, questa è la vita vera. La realtà. Eppure, nonostante le rughe che segnano il volto ed indicano la fatica, non ha perso il sorriso e l’ironia.
Abbiamo parlato di tutto, dai campi alla città, dalle famiglie di allora a quelle di oggi, di come è bello averne una e di come può diventare terribile restare soli. Di passi importanti che si compiono e di quelli che non biosgna lasciarsi scappare perché non tornano indietro. Le solite care vecchie cose che conviene ricordare, perché sono così care e vecchie che si finisce per dimenticarle. Abbiamo scherzato, riso e mandato a quel paese quei tipi che non apprezzano il lavoro, l’uomo e la realizzazione personale. Quelli per cui siamo tutti uguali, ma in realtà siamo dannatamente e fortunatamente tutti diversi.
Ci siamo scambiati gli auguri di buon anno, lui mi ha ricordato che sono un bel ragazzone e si è raccomandato di dirlo anche a mia mamma. Poi sono uscito, sono tornato in macchina e mi sono fatto risucchiare dalla nebbia. Ho scoperto che la strada fatta un’ora prima era sempre la stessa, ma ora toccava ricordarmela da un altro punto di vista. Altro che le stelle e le nuvole nel cielo, qui si fa come i cani da tartufo. O quelli da caccia che non badano tanto alla conformazione del terreno quanto all’odore della preda.
A metà strada, prima di tornare sulla strada grande, mi sono venute in mente tre parole: amo la vita. Quattro, a dirla tutta: all’inizio dell’espressione c’era una imprecazione.
D’altra parte, signori miei, ci sono giorni in cui sprecare il tempo che ci è stato dato assume davvero il valore di un peccato. E’ come se si rimanesse intrappolati nella nebbia per sempre. E hai voglia a fingerti cowboy o gaucho, a dare un’occhiata alle stelle e da che parte tramonta il sole. Perché il fatto è che dietro la nebbia, c’è il sole. Il fatto è doverci credere. Saper attendere il suo arrivo. Nessuno però ci fa mai caso. Ecco perché ogni tanto occorre che qualcuno prenda la macchina, si intrufoli in una serata di nebbia e vada a dare un passaggio a chi cerca di rivedere il sorriso del sole.
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Sul mio blog alla carlona. C’è anche la Hepburn. Katherine.
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A parte gli scherzi, se qualcuno ha del tempo da perdere e vuole leggersi qualcosa di interessante, non mi rimane che consigliare questo (mio) studio sul linguaggio politico di Giovannino Guareschi.
Ps: grazie Gianluca.
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Ps: sì, io sono quello che non sa esattamente cosa fare nel video
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Poche parole, ma tanti auguri. Tanti auguri di buon Natale: da queste parti il politically correct è fuori luogo, noi celebriamo la Nascita con stelle e presepi, alberi e preghiere.
Domani è giorno di Vigilia. E la Vigilia, per il sottoscritto, è il giorno più bello. E’ l’attesa che si fa realtà. Per questo auguro a tutti voi di trascorrerla con le persone che volete avere al vostro fianco. Io, da parte mia, la trascorrerà con una persona meravigliosa.
Se poi volete gettarvi nell’ultima profonda lettura di un giorno che non è come tutti gli altri, vi conviene passare dalle parti del mio socio.
Un semplice ricordo con questo video tratto dalla serie “The West Wing”, allora firmata dall’abile Aaron Sorkin. Celebrazione della vita, sia da vivi che da morti.
Buon Natale.
Come they told me, pa rum pum pum pum
A new born King to see, pa rum pum pum pum
Our finest gifts we bring, pa rum pum pum pum
To lay before the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,
So to honor Him, pa rum pum pum pum,
When we come.
Little Baby, pa rum pum pum pum
I am a poor boy too, pa rum pum pum pum
I have no gift to bring, pa rum pum pum pum
That’s fit to give the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,
Shall I play for you, pa rum pum pum pum,
On my drum?
Mary nodded, pa rum pum pum pum
The ox and lamb kept time, pa rum pum pum pum
I played my drum for Him, pa rum pum pum pum
I played my best for Him, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,
Then He smiled at me, pa rum pum pum pum
Me and my drum.
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La bella notizia è che sta per arrivare Natale. Quella brutta è che da un anno a questa parte le cose sono rimaste le stesse. Il governo potrà mangiare un panettone, l’opposizione rimarrà tale e dopo le due settimane di ferie che si prospettano torneremo a scrivere quello che già abbiamo scritto lungo tutto il 2007. Vale a dire che non c’è competitività, meritocrazia, sviluppo, concorrenza, senso del dovere e delle istituzioni. Logica.
In compenso l’unico vero Babbo Natale della politica (in senso positivo, si capisce), Silvio Berlusconi, ci regala chicche su donne, Rai e partiti. Gioca con la Canalis a Controcampo nella domenica che ha visto il Milan sul tetto del mondo, ribadisce ciò che possiamo benissimo immaginare senza mettere piede nella televisione di stato (tra l’altro, i soliti giornalisti: Berlusconi non ha parlato di comunisti, ma di “chi è di sinistra”, poi dàgli al solito populista), continua capoccione nella sua nuova avventura e, se le cifre raccolte dai sondaggi venissero confermato, fa più bene.
Ecco, il problema è che finché sono sondaggi è un conto. Fossero voti sarebbe tutta un’altra storia.
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