Archivi del mese: novembre 2007

Trinariciuti

  La ridicola situazione della politica italiana, con un governo moribondo tenuto in vita a dosi di morfina e una opposizione che si mette a litigare come fanno i bambini quando scelgono chi vogliono nella propria squadra prima della partita di pallone, è la replica perfetta della società che abita in questo dannato Paese. Ormai siamo alla frutta. E non aspettiamoci nemmeno un digestivo per acquietare lo stomaco dopo un pranzo pesante e andato di traverso.

  Della vicenda Miss Delta sappiamo tutto, nel senso che non sappiamo niente (molto probabilmente non c’è niente da sapere). Il circuito mediatico però ha già condannato la Bergamini come sempre accade quando si accendono le telecamere in questo dannato Paese. Prendiamo gli ultimi eclatanti casi di omicidio, Perugia e Garlasco: prima ci scappa il morto, poi arrivano gli inquirenti, infine i giornalisti. E il colpevole di turno finisce dietro le sbarre, per poi chiedere scusa dal momento che mancano arma del delitto e movente. Il fatto è che ormai in questo dannato Paese la gente si aspetta che la televisione risolva ogni cosa: come in CSI e surrogati, escludendo a priori il ragionamento. Solo che a Las Vegas hanno Grissom e allora là le cose tornano, da noi partono e si disperdono nei dubbi.

  La Bergamini, ci dispiace dirlo, è la sfigata di turno capitata sotto i ferri di un pessimo dottore, la società italiana. Fatta, come dice giustamente il nostro socio, di invidia e livore. Pronta subito a puntare l’indice contro l’accusato di turno perché lo dice la televisione e lo dice l’opinione pubblica. Dove aleggia supremo il politicamente corretto partorito, guarda caso, a sinistra. Partorito da quella specie di razza umana antropoligicamente superiore, come ci teneva a ricordare un tale di Repubblica. Guarda caso.

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Certe volte

Certe volte ci sono momenti in cui mando tutto a fanculo. Ditemi che capita spesso anche a voi.

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Vengo dal (nord)est

Contagiato da Danny, pure io mi ci sono messo ed è saltato fuori che abbiamo lo stesso accento.

What American accent do you have?
Your Result: The Northeast
 

Judging by how you talk you are probably from north Jersey, New York City, Connecticut or Rhode Island. Chances are, if you are from New York City (and not those other places) people would probably be able to tell if they actually heard you speak.

The Inland North
 
The Midland
 
The South
 
Philadelphia
 
The West
 
Boston
 
North Central
 
What American accent do you have?
Quiz Created on GoToQuiz

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J’adore

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Sempre peggio

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Un accendino a te, uno a me

  Bisogna saper chiedere scusa. E io lo faccio rivolgendomi a lei. Perché è vero che c’è un sindaco, un parruccone, un socio, un siculo e un po’ di tutto. Ma c’è anche lei, incontrata per la prima volta a Montecatini e poi rivista a Roma.

  Donna in gamba, dal piglio deciso e che sa quello che vuole. Ad esempio un accendino da collezione, tutto verde e con un simbolo vagamente padano.

  Ecco, nella lista delle persone incontrate a Tocqueville Party 2.0 c’è anche lei.

  Ps: è chiaro che queste scuse hanno un solo scopo: che mi venga spedito as soon as possibile un accendino romano ;)

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Risponderemo “Presente!”

Nella pagina dedicata a Giovannino, una scena di vecchia Italia

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Così semplice, così complicato

  Per favore, qualcuno trovi il tempo di spiegare a Gian Antonio Stella che c’è una profonda differenza tra l’essere stati emigranti italiani in Usa e l’essere immigrati romeni in Italia oggi. Perché non serve a niente snocciolare a pagina 21 del Corriere di oggi cifre che riguardano un capitolo chiuso della nostra storia, raccontando di come vivevano i nostri antenati dalle parti di Ellis Island. La pregiata firma di via Solferino prova  a mettere sullo stesso piano due civiltà completamente diverse, due modi di intendere la vita diametralmente opposti: italiani da una parte, rom dall’altra. Noi siamo portati a rispettare le regole, anche quando non ci vanno bene (o meglio, lo eravamo, prima che il progressismo dileguasse il senso di responsabilità individuale). Loro non le sanno recepire. La cosa è molto semplice. 

Così semplice che un supponente come Stella nemmeno ci fa caso. 

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Schegge da Tocqueville Party 2.0

  Un lungo sabato in dodici ore: da mezzogiorno a mezzanotte, il tempo trascorso dalla riunione di redazione di Tocqueville al saluto ai colleghi blogger dopo la cena di gruppo (ma individualista).

  Rimane comunque l’interrogativo che stava al centro della tavola rotonda nella sede dell’Opinione in un altrettanto lungo pomeriggio di discussione: quale futuro per il centrodestra? Il sindaco alla fine sentenzierà tagliando corto: “E’ un gran casino!”. Per alcuni il problema è la legge elettorale, per altri il bipolarismo, per altri ancora l’alternanza. Poi c’è chi, come un qualsiasi romantico conservatore ed il socio più realistico collega di reparto in terza linea, ha come chiodo fisso la sicurezza perché “voglio tornare a casa sicuro di non trovarla sottosopra”. “Lo dici a me? A noi hanno rubato una macchina da sotto il naso in cascina questa settimana!”.

  Un giovane parruccone friulano, sulle scale mentre fuma un toscano, si confessa: “L’Umbe è il miglior politico italiano”. Poi passeggerà per il Corso facendo il passo dell’oca.

  Liberali, libertari, riformisti, conservatori. “Ci manca un teocon”. In compenso abbiamo una carinissima catto-reganiana. E pure un fantomatico dandy siculo che alcuni spacciano per sosia di Fabrizio Corona.

  Nell’infinito dibattito prendono parola anche Diaconale, Sechi, Della Vedova, Colombo (simpatica conoscenza) e Taradash. Il pezzo forte, però, è l’intervento di Deborah Bergamini. E’ incazzata, furibonda, stravolta. Composta. Parla di orgoglio ed individuo, in modo tale che io e Danny potremmo darle cittadinanza onoraria in RightRugby. Una donna tranquilla che si è svegliata una mattina combattente, nome in codice Delta. Ad ascoltarla anche il direttore responsabile di Libero, Alessandro Sallusti, che smarrirà in seguito il balckberry costringendo il Giulivo a rincorrerlo per Roma. Io gli ho pure scroccato una Marlboro rossa.

  Sallusti il suo pezzo lo scrive comunque e il richiamo finisce in prima: “Mi hanno violentata, farò la guerra”. E con la foto della Bergamini finisce in prima pagina anche Tocqueville.

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Father and son

Father
It’s not time to make a change,
Just relax, take it easy.
You’re still young, that’s your fault,
There’s so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I’m happy.

I was once like you are now, and I know that it’s not easy,
To be calm when you’ve found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you’ve got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.

Son
How can I try to explain, when I do he turns away again.
It’s always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there’s a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.

Father
It’s not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You’re still young, that’s your fault,
There’s so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry.
Look at me, I am old, but I’m happy.

Son
All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It’s hard, but it’s harder to ignore it.
If they were right, I’d agree, but it’s them you know not me.
Now there’s a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.

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